Il caso dei Musei Vaticani è l’ultimo di una lunga sequela di blitz che non sono esenti da intrinseche contraddizioni

È partito tutto con una torta in faccia alla Gioconda, celebre dipinto di Leonardo da Vinci conservato presso il Louvre di Parigi. Era il 30 maggio 2022 e l’attentatore, dopo aver compiuto il suo scellerato gesto, aveva invocato “il sostegno alla causa ambientale” (dimenticando, per altro, che la torta lanciata fosse alla panna ovvero uno dei latticini più consumati in tavola e, al pari di altri prodotti di derivazione animale, fra le cause stesse della crisi climatica tanto combattuta).

La Gioconda di Leonardo imbrattata da una torta scagliata da un attivista per il clima

Come in tanti altri casi, anche in questo gli emulatori ed imitatori non si fecero attendere: il 5 luglio due attivisti danneggiarono un paesaggio di John Constable conservato presso la National Gallery di Londra, poco dopo, il 22 luglio, fu la volta della Primavera di Sandro Botticelli agli Uffizi. In quest’ultimo caso, i protestanti si incollarono al vetro dell’opera fortunatamente rimasta illesa. In quest’ultima occasione, uno dei ragazzi affermò “a cosa serve l’arte quando non c’è più cibo e non c’è più acqua”, affermazione azzardata e pressapochista su cui avremo modo di tornare.

Il blitz alla National Gallery di Londra

Infine il 18 agosto scorso è stata la volta del Laocoonte, il celebre gruppo marmoreo del periodo ellenistico appartenente alla scuola rodia e protagonista delle collezioni dei Musei Vaticani. Stavolta si tratta del gruppo Ultima Generazione che, dopo essersi incollati alla statua e sostenendo di “non essere ascoltati” proprio come il sacerdote soggetto dell’opera (e del mito greco) hanno anche attaccato un cartello al basamento dell’opera che denuncia il business del gas e del carbone.

Due ambientalisti si incollano alla Primavera di Sandro Botticelli conservata agli Uffizi di Firenze

Ora, che il mondo si trovi sull’orlo dell’abisso e che ci siano persone pronte a negarlo è un fatto scontato (sono apparsi persino i No Sic, sull’onda dei No Vax, cioè quei gruppi che negano la crisi di siccità che abbiamo vissuto questa estate), che ci sia un bisogno urgente di intervenire è un sentimento che dovrebbe essere condiviso da chiunque sia dotato di una minima parte di senso civico, ed infine che l’agenda politica non abbia ancora affrontato i temi ambientali come primari e assoluti instaurando un ritardo spaventoso fra quello che è stato fatto e quello che ci sarebbe da fare non dovrebbe scandalizzare vista la preparazione di chi ci governa.

Tuttavia, rispondere a questa insipienza generalizzata attraverso blitz che sortiscono l’unico effetto di mortificare le opere loro malgrado coinvolte negli atti di protesta è infantile, poco produttivo nonché intrinsecamente contraddittorio.

Se è vero che questi atti hanno la pretesa di stimolare una maggior riflessione circa le condizioni della Terra intesa come organismo che tutti ci ospita e che tutti, di conseguenza, dovremmo provvedere a curare e rispettare, ugualmente dovrebbe essere chiaro a questi gruppi che il patrimonio culturale (proprio come la Terra e i paesaggi che pretendono di difendere) appartiene a chiunque perché facente parte di collezioni e musei pubblici che mettono a disposizione della cittadinanza opere e testimonianze storiche che sono di diritto del popolo, degli uomini e delle donne che le fruiscono. Dunque arrogarsi il diritto di danneggiare un dipinto di Constable o imporre la propria presenza su una statua del III secolo a.C. pertiene, in termini deontologici, alla stessa sfera di sfruttamento che industriali, ricchi e padroni operano sul patrimonio naturale. Come essi mortificano l’ambiente che è un bene pubblico che appartiene, anche in senso costituzionale e democratico, alla cittadinanza così questi gruppi mortificano un patrimonio artistico che non appartiene a loro ma a tutti.

La protesta di Ultima Generazione presso i Musei Vaticani

Perché, contrariamente a come sostiene il ragazzo che si è incollato all’opera di Botticelli, l’arte serve eccome: l’arte ci rende partecipi e ci fa cittadini attivi, perché i beni artistici dopo essere stati per secoli l’espressione diretta del potere economico e politico di nobili e mecenati si è resa alla portata dei cittadini attraverso le istituzioni pubbliche e di conseguenza non operano distinzioni di classe, di etnia o di cultura. L’arte ci fa capire che possiamo aspirare all’immortalità: Botticelli e Leonardo saranno ricordati in eterno, oltre la fine dei tempi mentre non so quanto sia stato utile il blitz agli Uffizi.  L’arte, a livello neurologico, stimola le nostre funzioni astratte senza le quali non potremmo vivere, senza le quali non saremmo quegli “animali politici” di cui parlava Aristotele. Il patrimonio culturale (di cui fa parte anche quello naturale) dovrebbe essere una conditio sine qua non: dobbiamo salvaguardare il pianeta che ci ospita anche in funzione di un alto senso di conservazione, salviamolo per poter continuare ad innamorarci di Botticelli, a scandalizzarci per Caravaggio, ad emozionarci e ridere con Charlie Chaplin e Buster Keaton, per sentirci messi a nudo come nelle opere di Shakespeare e Brecht. Infine, e forse ciò costituisce l’aspetto più importante, non è mai stato detto che l’arte debba “servire” a qualcosa (come ha sostenuto l’attivista del blitz agi Uffizi). Pensare alla cultura in senso funzionalista è un pregiudizio tipico di una società ipersviluppata che basa la propria ragion d’essere su un meccanismo di sfruttamento delle risorse e per questo costituisce una frase che detta da un attivista per il clima fa veramente ridere.

Si dovrebbero invece cercare rimedi concreti non “tanto nella natura, ma nell’orizzonte di criteri e di norme della nostra cultura: i soli che possano regolare una qualche armonia o sintonia fra l’uomo e la natura, e i loro mutamenti nel tempo” (Salvatore Settis, Architettura e democrazia, Einaudi Editore).

Ma capisco che considerazioni del genere sono troppo elevate e pretestuose, forse inutili, per coloro che con tanta leggerezza e sprovvedutezza compiono questi gesti di apparente ribellione.

Dunque se queste sono le persone che si illudono di combattere le ingiustizie climatiche con metodi simili e se nel frattempo i “padroni della Terra” continuano indisturbati le loro devastazioni ambientali allora personalmente non posso che provare “un crescente pessimismo per quello che riguarda la maggior parte dell’umanità” (Federico Zeri).

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Jacopo Marconi

Collaboratore Massa Carrara News

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