Il ritratto di oggi lo dedico a Elizabeth Jane Howard (1923 – 2014)

Bella, ricca, elegante e talentuosa. Che si può volere di più? In realtà non è tutto oro quello che luccica, l’autrice della saga dei Cazalet ebbe una vita segnata spesso dall’infelicità affettiva. Certo, essere infelici da ricchi è diverso che esserlo da poveri, chiedete pure conferma al principe Harry.

La nostra nasce in una agiata famiglia londinese, suo padre – eroe di guerra – come hobby lavorava nell’azienda di famiglia (commerciava il legname), il vero lavoro, infatti, era sperperare denaro tra una partita a golf e una lunga schiera di amanti.

Non senza orgoglio raccontava ai suoi figli che durante la prima guerra mondiale, mentre era arruolato nel Corpo dei Mitraglieri, vinse la sua seconda croce militare urinando su una mitragliatrice per raffreddarla cosicché potesse continuare a sparare. Non ci risultano pervenute altre gesta intrepide. La madre, invece, era una ex ballerina del balletto russo che per amor di matrimonio rinunciò alla carriera senza trovare nella maternità alcun appagamento. Era una donna fredda, egocentrica e piena di acrimonia verso la famiglia rea di averle portato via il suo vero amore: il palcoscenico. In realtà aveva un occhio di riguardo solo per i figli maschi mentre alla sua unica femmine, che non considerava particolarmente intelligente, lasciò solo due insegnamenti:

“Non rifiutare mai tuo marito” e “Quando avrai un bambino, non devi fare rumore”.

Elizabeth Jane, visse quindi in un ambiente leggermente anaffettivo.

Tuttavia, visto il livello sociale, crebbe colta, raffinata e sempre più bella (ma questo c’entra poco con il suo status); durante l’adolescenza subì molestie sessuali da parte di suo padre che tentò di baciarla e circuirla, ma – per fortuna – solo in un’occasione.

A 16 anni EJ era un’abile pianista che amava recitare e scrivere. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale fece qualche apparizione come modella e incontrò il suo primo futuro marito: Peter Scott di dieci anni più grande che sposò tre anni dopo.

Nel 1943 nacque Nicole, la loro unica figlia, ma il matrimoni era già in fase calante. EJ forse sentiva il suo talento represso e temeva di fare la stessa fine di sua madre. In attesa di decidere sul da farsi, passò da un amante all’altro a cominciare dal fratellastro di suo marito per continuare con i mariti delle sue amiche.
Nel frattempo la guerra finisce e il padre di EJ abbandona la famiglia per la sua ultima amante rendendo l’ex ballerina ancora più acida soprattutto nei confronti della figlia. Persino i suoi prediletti figli maschi riconobbero che la madre aveva due pesi e due misure, uno di loro – Colin Howard – disse:

«È piuttosto ovvio che la mamma preferisse i figli maschi e non riuscisse a veder nulla di buono in Jane. Una volta, dopo aver letto uno dei romanzi di Jane, dissi: “Credo che scriva in maniera davvero meravigliosa”, e la mamma rispose: “Peccato che non abbia nulla di cui scrivere”. E so che se io avessi scritto qualunque cosa che fosse stata anche solo buona la metà, si sarebbe sperticata in elogi imbarazzanti».

La svolta arrivò nel 1947. EJ abbandonò marito e figlia per dedicarsi alla scrittura. Da acuta osservatrice qual era, storie da raccontare ne aveva, eccome. Quello che non aveva più erano i quattrini. I suoi genitori avevano scialacquato quasi tutto il patrimonio di famiglia e il marito non aveva troppa voglia di mantenerla, così si trasferì in un pulcioso appartamento di Baker Street.

«Ricordo la mia prima notte passata là, una lampadina senza plafoniera sul soffitto, il pavimento di legno pieno di chiodi minacciosi, la decadenza che si respirava sotto l’odore della vernice umida e la spiacevole sensazione che fosse tutto lurido a eccezione della mia camicia da notte. Soprattutto mi sentivo sola, e l’unica cosa di cui ero certa era che volevo scrivere».

Ma la tenacia e il talento sopperirono a tutto. Nel 1950 pubblicò il suo primo romanzo: The Beautiful Visit, che si impose immediatamente per lo stile sensuale e innovativo con il quale vinse il premio John Llewellyn Rhys per il miglior romanzo scritto da un’under 30. Non male come esordio, eh?

La sua stella brilla alta e nel 1956 uscì Il lungo sguardo che racconta a ritroso la storia e i silenzi di un matrimonio con un protagonista maschile taciturno e cinico, attingendo alla sua realtà coniugale. La figlia Nicole, la vedeva assai poco, ella stessa descriveva sua madre come “Una donna bellissima che ogni tanto le faceva visita.” Il rapporto tra le due rimarrà sempre distante e freddo.

 

Con il successo arriva anche il secondo marito: lo scrittore horror Jim Douglas Henry e lei scrive After Julius, ovvero la storia di una famiglia che si ritrova vent’anni dopo la morte di Julius il quale aveva grandemente influenzato la vita di tutti. Il libro non ebbe successo, tuttavia la nostra era ricercatissima; le venne chiesto anche di organizzare un festival letterario nel 1962. Lei ci dovette prendere gusto perché l’anno successivo fu tra gli organizzatori di un dibattito su sesso e letteratura. Al simposio si aggiunse il poeta Kingsley Amis che arrivò con moglie al seguito. Non che la cosa fosse un problema per EJ, infatti appena la consorte andò a dormire, i due passarono dal dibattito ai fatti. Finì che si sposarono nel 1963 e rimasero assieme per diciott’anni.

Forse Kingsley fu l’uomo che EJ amò più di tutti. All’inizio lui scriveva appassionate lettere d’amore e poesie in cui EJ figurava come una meravigliosa principessa. Persino il nuovo figliastro l’adorava. Anni dopo raccontò che la sua fortuna come romanziere la doveva alla matrigna che gli diede una svegliata adolescenziale mettendogli in mano i libri di Jane Austen, Dickens, Golding e compagnia.

Ma dopo qualche anno arriva il baratro. Lui era alcolizzato e lei rischiava di seguirlo. Kingsley era un maschilista conclamato che pretendeva attenzione e dedizione mentre lei doveva limitarsi a fargli da domestica tuttofare (incluso l’autista). Al massimo le concedeva di diventare una scrittrice per donne.

“Perché?” chiedeva lei. “Perché io sono più vecchio, più importante e guadagno più soldi”.

Quando EJ lo lasciò, il poverette ebbe una tale crisi che si fece soccorrere dall’ex moglie e il di lei compagno e non volle più vederla, nemmeno in punto di morte, cosa – questa – che causò alla nostra un tremendo dolore. Basti pensare che poco prima di morire EJ stava scrivendo il suo quindicesimo romanzo dal titolo Errore umano.

Ma il capolavoro che rende immortale la Howard è La saga dei Cazalet. Qui viene fuori tutto il suo talento nel raccontare un mondo intero fatto di passioni, turbamenti, cene, feste, discussioni dentro e fuori dalle camere da letto, un mondo ricostruito anche nei profumi, nei gusti che si assapora ancora a distanza di tempo. La storia della borghese famiglia Cazalet dove i due capofamiglia, William detto il generale e Kitty soprannominata la duchessa sono la fotocopia dei suoi familiari. Nel primo volume, Gli Anni della leggerezza, estremamente autobiografico, Jane narra le vicissitudini di Violet che si sposa rinunciando alla carriera di ballerina (chi ci ricorda?); In Allontanarsi, abbiamo la scena di un padre che lascia la famiglia per la sua amante (stessa domanda di prima)

Insomma, c’è tutto quello che EJ conosce del suo mondo a partire dall’Inghilterra del 1937. E non ci sono solo i protagonisti, i camerieri, gli impiegati e le loro storie, in perfetto stile Downton Abbey, ma c’è narrato anche (e soprattutto) l’evoluzione di tutto un paese che si lascia alle spalle le tradizioni, il bon ton, una cultura secolare e si appresta ad affrontare la modernità e lo fa soprattutto attraverso le voci narranti femminili. La saga comprende cinque volumi, oltre ai già citati, ci sono: Il tempo dell’attesa, Confusione e Tutto cambia, ovvero la fine di un epoca segnata dalle difficoltà di governare l’azienda di famiglia non più al passo coi tempi.

In definitiva, alla nostra, riusciva bene raccontare gli errori, le persone che li commettevano e perché. Inevitabile quindi parlare di mogli silenziose, figlie recidive, matrimoni che naufragano, egoismi vari. C’è molto della sua infanzia, della sua emotività e insicurezza. E forse è proprio questo il punto di forza dei suoi romanzi.

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Fiammetta Rossi

Collaboratrice Massa Carrara News

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