COMUNICATO STAMPA

Quell’8 febbraio di 79 anni fa, quando su Massa piovvero le bombe degli aerei alleati. Piero Cantarelli aveva 14 anni:

“La guerra era diventata un gioco, e non perché diverte ma perché con la testa non ci sei più. I bombardamenti che vediamo in tivù fanno inorridire ma esserci, trovarsi tra la polvere, le macerie, i frastuoni, le urla è come impazzire”.

Alla Conca, alcune persone si sono ritrovate nel punto in cui quell’8 febbraio 1945, sotto i bombardamenti dei Thunderbolt, aerei d’attacco Usa, morirono nelle loro case i coniugi Emilio Colle e Anna Ferrari, Lucia Campanili, suo marito Filippo Conte e i loro figli, Antonio, 20 anni, e Livio, 15 anni. Quell’8 febbraio fu l’ultimo bombardamento aereo su Massa, il più disastroso che sconvolse l’intera popolazione, distruggendo le abitazioni di piazza Aranci, l’ oratorio di San Sebastiano, la Martana, la Conca e il monumento di piazza Mercurio. Le vittime civili furono numerose e quasi tutte rimaste sconosciute. Come tante famiglie massesi, i Colle e i Conte avevano deciso di non obbedire all’ordine tedesco di sfollamento e di restare in una città fantasma. Come loro, anche la famiglia Cantarelli era rimasta a vivere nella sua casa nel viale vecchio di Marina.

“Ogni tanto si veniva a sapere che si produceva del pane– spiega Cantarelli, oggi 93enne – e in via Canaletto, a pochi metri da qui, alla Conca, c’era un forno, uno dei pochi rimasti in funzione. Non sempre si trovava pane e volte si stava intere settimane senza. E quel giorno c’era. Inoltre in questa piazzetta, la gente organizzava un mercato improvvisato dove ognuno portava quello che aveva, anche erbe raccolte nei campi per scambiarle con altri prodotti. L’alba di quel mattino iniziò con le cannonate e i bombardamenti aerei. Mi alzai che era ancora buio e arrivai al forno che c’era già una fila di donne e ragazzi.

Al momento della distribuzione del pane cominciarono le esplosioni. Quando scoppiò la bomba alla Conca, a 50 metri dal forno, tutte le persone si infilarono nel fondo, al buio. Fumo e polvere, urla. Sono stato l’ultimo a uscire: era rimasto solo, ognuno pensava a salvare la propria pelle. Mi sono avviato verso via Cairoli e arrivato in piazza Aranci ho visto i tedeschi armati uscire da sotto il rifugio. Le case non c’erano più e così pure la chiesa dove spesso andavo, distrutta sotto le bombe. Era così, vita normale di tutti i giorni: chi moriva e chi la scampava, nel gioco dei ragazzi che scrutavano gli aerei che solcavano il cielo e le mitragliatrici che sibilavano con i cannoni. Per noi era un gioco e non ci rendevamo conto della tragedia”.

Così è stata la guerra di Piero e di tanti bambini come lui, sopravvissuti a quell’inferno. Con la Coperta della Pace e un mazzo di fiori sono state ricordate le vittime della Conca. Insieme a Cantarelli erano presenti lo storico Fabio Cristiani e alcune sostenitrici della memoria e promotrici della Coperta della Pace, tra cui Patrizia Fazzi, Angela Maria Fruzzetti e Floriana Albertini. Presente anche l’Anpi di Massa con la presidente Elena Cordoni e Nino Ianni. La proposta dell’Anpi è di chiedere al Comune di installare, nel prossimo ottantesimo, una targa in quel luogo in memoria delle vittime di quella tragica giornata.

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Micol Giusti

Caporedattrice - Online Editor Massa Carrara News

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