L’amministratore delegato della Alvarez & Marsal Tax di Madrid sottolinea: “Non conosco nessuna multinazionale che abbia problemi a pagare le tasse. Anzi, più pagano, meglio è per loro”.
“Il sistema fiscale nazionale e internazionale è diventato soggettivo. Le norme antiabuso sono per definizione vaghe, e bisogna stare particolarmente attenti e attenti perché i parametri precedenti non sono proprio utili.” Ángel Calleja, amministratore delegato di Alvarez & Marsal Tax a Madrid, descrive in modo così efficace l’attuale panorama fiscale. Per gli esperti, la pratica fiscale ha cessato di essere un esercizio burocratico di pagamenti trimestrali, che è diventato il pilastro della strategia aziendale a lungo termine.
Alvarez & Marsal, un’azienda globale con oltre 40 anni di storia e attività in più di 40 paesi, ha registrato una crescita a due cifre alimentata da un modello di business distinto: l’assenza di audit. Secondo Calleja, questa libertà consente alle aziende di operare senza conflitti di interessi avvicinandosi ai loro “senior decision maker” (i massimi dirigenti che prendono le decisioni) con un approccio interamente focalizzato sul business e sulla trasformazione aziendale.
Per Calleja l’azienda mira ad essere un partner strategico, non un classico manager. “Non pensiamo che abbia nulla a che fare con la strategia fiscale, poiché le tasse vengono determinate ogni mese o ogni anno. La strategia è definita a medio e lungo termine, definita dal Consiglio.” Nella sua visione, le tasse funzionano come una “tesoreria delle materie prime” in cui ogni decisione, dalla revisione del patrimonio netto alla spesa finanziaria, ha un impatto fiscale diretto.
Una delle maggiori sfide identificate dall’esperto è il divario tra il ritmo dei nuovi modelli di business e la legislazione esistente. Calleja sottolinea che non esiste più una “economia digitale” separata ma che è già l’economia reale. Ciò fa sì che le aziende innovative, dalle criptovalute all’intelligenza artificiale, a volte operino attraverso scappatoie legali. “Stanno emergendo nuove cifre fiscali che creano confusione”, osserva, riferendosi alla proliferazione di determinate aliquote per settori come quello bancario, delle società energetiche o dei servizi digitali.
AEAT è in prima linea
In questo contesto turbolento stanno cambiando anche i rapporti con l’Amministrazione fiscale. Calleja descrive il Tesoro spagnolo come tecnologicamente “esemplare”, portandolo alla ribalta globale. Avverte però che in tutti i Paesi circostanti è in atto una transizione (non documentata) dalla governance 2.0 alla 3.0 e il controllo è quasi completo. “In questa amministrazione 3.0, i contribuenti vengono controllati in tempo reale; la loro vita dipende dall’amministrazione”, spiega Calleja.
Obiettivo di investimento
Nonostante la complessità tecnica e la “soggettivazione” del quadro normativo, Calleja sostiene la solidità della Spagna come destinazione degli investimenti. Ritiene che la giurisdizione spagnola resti “molto attraente” e sottolinea la fiducia nel sistema giudiziario come pilastro della normalità democratica.
Infine, l’esperto fiscale spezza una lancia a favore della cultura fiscale delle grandi aziende. Lontano dall’immagine di evasione, garantisce che le multinazionali diano priorità alla sicurezza giuridica e alla reputazione rispetto al risparmio fiscale aggressivo. Calleja conclude: “Non conosco nessuna multinazionale che abbia problemi a pagare le tasse. Più pagano, meglio fanno. Quello che cercano sono prodotti unici sul mercato, non mettere il risparmio fiscale nella lista delle priorità”.















