Mercoledì l’amministrazione del presidente Donald Trump ha approvato quella che è forse la più grande vendita di armi degli Stati Uniti a Taiwan, nel segno che il relativo disgelo nelle relazioni USA-Cina non ha influito sul sostegno di Washington alla sicurezza dell’isola autogovernata.

Il pacchetto di armi da 11,1 miliardi di dollari comprende obici semoventi, lanciarazzi di precisione, sistemi missilistici guidati e veicoli aerei senza pilota: capacità asimmetriche che saranno fondamentali per rafforzare le difese costiere di Taiwan in caso di attacco cinese.

La Cina rivendica Taiwan come suo territorio, sebbene il governo guidato dal Partito Comunista di Pechino non abbia mai governato lì. Il presidente cinese Xi Jinping ha definito inevitabile l’unificazione tra le due parti, e i massimi funzionari della difesa statunitense ritengono che abbia ordinato all’Esercito popolare di liberazione di avanzare contro Taiwan entro il 2027.

Le minacce cinesi e le esercitazioni militari sempre più su larga scala hanno spinto Taipei ad aumentare gli ordini di armi da Washington, che regola le vendite di armi ai sensi del Taiwan Relations Act del 1979.

L’accordo arriva appena tre mesi dopo che Trump si è rifiutato di dare il via libera a un pacchetto di armi da 400 milioni di dollari a Taiwan. All’epoca, gli osservatori ipotizzarono che si trattasse di una mossa calcolata per addolcire il piatto per un accordo commerciale con la Cina.

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