Manny Pacquiao ha dato una risposta piuttosto inaspettata, ma non per questo meno valida, quando gli è stato chiesto di nominare chi considera il più grande artista ad eliminazione diretta della storia.

Questo sport, ovviamente, è stato onorato da una selezione di feroci pugili nel corso degli anni, con lo stesso Pacquiao considerato un operatore particolarmente potente nel suo periodo migliore.

Uno degli stop più brutali del filippino, va detto, è avvenuto contro Ricky Hatton nel 2009, quando uno schiacciante gancio sinistro ha interrotto con enfasi il gioco solo al secondo turno.

Al di là di “Pac Man”, però, molti indicheranno la divisione dei pesi massimi come terreno fertile per mostruosi finalisti, tra cui artisti del calibro di Mike Tyson, George Foreman, Earnie Shavers e persino Deontay Wilder.

Per quanto riguarda le classi di peso inferiori, sembra che Julian Jackson, Sugar Ray Robinson, Gerald McClellan e Gennady Golovkin siano tra coloro che emergono ripetutamente nelle conversazioni sull’arte del knockout distruttivo.

Eppure, qualcuno che forse è meno presente in tali discussioni, ma merita comunque una menzione, è una leggenda sterlina per sterlina. Giulio Cesare Chavez.

Concludendo la sua straordinaria carriera con 85 ko in 115 incontri, l’ex campione del mondo dei pesi tre ha sicuramente lasciato un segno considerevole nelle divisioni dei pesi piuma, leggeri e superleggeri.

E così, sulla base di questi numeri, Pacquiao non ha avuto altra scelta che nominare Chávez come il più grande artista ad eliminazione diretta di tutti i tempi, rivelando la sua scelta in un’intervista sui social media con ALTRO Boxe.

Pacquiao ha anche affermato che il pilastro Floyd Mayweather aveva i migliori pugni, gioco di gambe e difesa nella storia della boxe, suggerendo anche che Juan Manuel Márquez, un altro dei suoi ex avversari, vantava il QI più alto sull’anello e sul mento.

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