La CCIA ha aggiunto che “Piracy Shield solleva un numero significativo di preoccupazioni che potrebbero inavvertitamente influenzare i servizi online legittimi, principalmente a causa del potenziale di overblocking”. Nella lettera si legge che nell’ottobre 2024 “Google Drive è stato erroneamente bloccato dal sistema Piracy Shield, provocando un blackout di tre ore per tutti gli utenti italiani, mentre il 13,5% degli utenti era ancora bloccato a livello IP, e il 3% era bloccato a livello DNS dopo 12 ore.”
Il sistema italiano mira ad “automatizzare il processo di blocco consentendo ai titolari dei diritti di inviare indirizzi IP direttamente attraverso la piattaforma, dopodiché gli ISP devono implementare un blocco”, ha affermato la CCIA. “Le procedure di verifica tra l’invio e il blocco non sono chiare, e in effetti sembrano carenti. Inoltre, vi è una totale mancanza di risarcimento per le parti interessate, se viene inviato e bloccato un dominio o un indirizzo IP errato.”
Il blocco di 30 minuti impedisce una “verifica attenta”.
La CCIA ha affermato che la finestra di blocco di 30 minuti “lascia un tempo molto limitato per un’attenta verifica da parte degli ISP che la destinazione inviata venga effettivamente utilizzata per scopi di pirateria”. L’associazione commerciale ha anche messo in dubbio il rapporto tra il sistema di segnalazione della pirateria e l’organismo che gestisce il massimo campionato di calcio italiano.
“Inoltre, il fatto che la piattaforma Piracy Shield sia stata sviluppata per l’AGCOM da una società legata alla Lega Serie A, una delle pochissime organizzazioni autorizzate a segnalare, solleva seri interrogativi sui potenziali conflitti di interessi, esacerbando la mancanza di trasparenza”, si legge nella lettera.
Un gruppo di categoria degli ISP italiani ha sostenuto che la legge richiede “filtri e atti contrari alle libertà individuali” ed è contraria alla legge europea che classifica i servizi di rete a banda larga come semplici connessioni esenti da responsabilità.
“Al contrario, la responsabilità penale degli ISP in Italia è chiaramente stabilita”, ha affermato Dalia Coffetti, regolatore dell’Agenzia italiana dei provider Internet e responsabile degli affari europei. Scritto nell’aprile 2025. Coffetti ha affermato: “Esistono strumenti migliori per combattere la pirateria, comprese le leggi penali, la cooperazione tra stati e soluzioni digitali che riducono la qualità dei segnali trasmessi attraverso siti di streaming illegali o IPTV. Gli ISP europei sono pronti a fare la loro parte nella lotta contro la pirateria, ma la soluzione non sta sicuramente nel filtrare e bloccare gli indirizzi IP.”















