Il tasso USD/JPY è scambiato in ribasso venerdì (al momento in cui scriviamo) intorno a 158,00, in calo dello 0,40% nel corso della giornata, mentre lo yen giapponese (JPY) riacquista una certa trazione rispetto al dollaro statunitense (USD). La mossa riflette una maggiore cautela tra gli investitori poiché i rischi di un intervento da parte delle autorità giapponesi tornano in primo piano dopo diverse settimane di debolezza sostenuta dello yen giapponese.

Da parte statunitense, il dollaro USA continua a essere sostenuto da fondamentali ancora robusti. I recenti dati macroeconomici confermano la resilienza dell’economia statunitense, in particolare in termini di mercato del lavoro e spesa al consumo. Le richieste iniziali settimanali di disoccupazione rilasciate dal Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti sono scese a 198.000 nella settimana terminata il 10 gennaio, il livello più basso da novembre, mentre le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,6% su base mensile, battendo le aspettative del mercato. Questi indicatori rafforzano l’idea che la Federal Reserve (Fed) può permettersi di mantenere i tassi di interesse invariati per molti altri mesi.

Tuttavia, diversi funzionari della Fed hanno assunto un tono cauto. Austan Goolsbee, presidente della Fed di Chicago, osserva che, nonostante la stabilità del mercato del lavoro, la priorità resta riportare l’inflazione verso l’obiettivo in modo duraturo. Nel frattempo, la presidente della Fed di San Francisco, Mary Daly, afferma che la politica monetaria è attualmente in una buona posizione per rispondere ai cambiamenti delle condizioni economiche. I mercati stanno attualmente scontando un orientamento stabile della politica monetaria alla riunione di gennaio della Fed, ma continuano ad aspettarsi circa due tagli dei tassi più avanti nel corso dell’anno.

Nonostante questo contesto favorevole per il dollaro USA, la valuta sta perdendo terreno rispetto allo yen giapponese, in gran parte a causa di fattori specifici del Giappone. Le autorità giapponesi sono sempre più preoccupate per quelli che chiamano movimenti unilaterali e speculativi nel mercato dei cambi. Il ministro delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha recentemente ribadito che tutte le opzioni per combattere l’eccessiva volatilità restano sul tavolo, compreso l’intervento diretto e persino un’azione coordinata con gli Stati Uniti. Questi commenti riportano alla memoria gli interventi passati e incoraggiano gli operatori a ridurre le posizioni corte sullo yen giapponese.

Anche gli sviluppi politici interni stanno aumentando il nervosismo dei mercati. Le notizie secondo cui il primo ministro Sanae Takaichi potrebbe sciogliere il parlamento e indire elezioni generali anticipate già a febbraio stanno alimentando l’incertezza e aumentando la volatilità dello yen. In questo contesto, un ulteriore forte indebolimento della valuta giapponese potrebbe portare a una risposta più decisa da parte delle autorità.

L’attenzione del mercato è ora rivolta alla decisione politica della Banca del Giappone (BoJ), prevista per la fine del mese. Si prevede che la banca centrale manterrà invariato il tasso di interesse di riferimento allo 0,75%, sottolineando un ritmo di normalizzazione molto lento. Il governatore della BoJ Kazuo Ueda ha ribadito che la banca centrale è pronta ad aumentare ulteriormente i tassi di interesse se le condizioni economiche si svilupperanno in linea con le sue previsioni. Secondo un recente sondaggio Reuters, la maggior parte degli economisti non si aspetta una mossa immediata ma si aspetta un ulteriore inasprimento più avanti nel 2026, con un possibile aumento verso l’1% o più entro la fine dell’estate.

Nel complesso, il calo del rapporto USD/JPY verso 158,00 riflette un ribilanciamento temporaneo a favore dello yen giapponese. Sebbene i fondamentali statunitensi rimangano forti, la combinazione di incertezza politica in Giappone, ripetuti avvertimenti da parte delle autorità e aspettative nei confronti della Banca del Giappone sono sufficienti per sostenere lo yen giapponese rispetto al dollaro statunitense, per ora.

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