L’euro sta ricevendo supporto da uno yen più debole per pareggiare le perdite di mercoledì e toccare nuovi massimi a 185,75 nella sessione europea di giovedì. Il miglioramento della propensione al rischio sostiene l’euro mentre lo yen rimane sulla difensiva mentre l’attenzione si sposta nuovamente sulla politica fiscale del Giappone e sulla decisione di politica monetaria della BoJ venerdì.

Giovedì lo yen giapponese si è indebolito rispetto alle principali valute, mentre le tensioni commerciali e geopolitiche tra gli Stati Uniti e l’Europa si sono allentate, mentre le preoccupazioni del mercato sulla posizione fiscale del Giappone sono rimaste elevate. Gli investitori temono che le elezioni anticipate dell’8 febbraio in Giappone daranno al Primo Ministro Sanae Takaichi maggiore sostegno parlamentare per espandere le sue politiche di ampio stimolo e riduzione delle tasse, aumentando la pressione sul debito nazionale già teso.

Nel frattempo, giovedì la Banca del Giappone (BoJ) ha aperto la sua riunione di politica monetaria di due giorni. La BoJ ha alzato i tassi di interesse allo 0,75%, il massimo degli ultimi 30 anni, a dicembre e si prevede che manterrà la rotta venerdì. Tuttavia, i mercati aspetteranno chiari segnali di ulteriore stretta monetaria nel breve termine. Qualsiasi altro risultato potrebbe deludere gli investitori e far crollare lo yen su tutta la linea.

L’Euro, invece, mostra un tono leggermente rialzista dopo l’inversione del cambio EUR/USD conseguente al discorso di Trump a Davos. Il rapporto mensile della Bundesbank ha evidenziato una crescita moderata del PIL tedesco nel primo trimestre, migliorando le prospettive per la principale economia della zona euro e fornendo ulteriore sostegno alla valuta comune.

Domande frequenti sulla Banca del Giappone

La Banca del Giappone (BoJ) è la banca centrale giapponese che stabilisce la politica monetaria del paese. La sua missione è emettere banconote ed effettuare controlli monetari e monetari per garantire la stabilità dei prezzi, il che significa un obiettivo di inflazione di circa il 2%.

La Banca del Giappone ha introdotto una politica monetaria estremamente espansiva nel 2013 per stimolare l’economia e aumentare l’inflazione in un contesto di bassa inflazione. La politica della banca si basa sull’allentamento quantitativo e qualitativo (QQE), ovvero sulla stampa di banconote per acquistare attività come obbligazioni governative o societarie per fornire liquidità. Nel 2016, la banca ha raddoppiato la sua strategia e allentato ulteriormente le sue politiche, introducendo prima tassi di interesse negativi e poi controllando direttamente il rendimento dei suoi titoli di stato a 10 anni. Nel marzo 2024, la BoJ ha alzato i tassi di interesse, invertendo di fatto la sua politica monetaria estremamente accomodante.

Le massicce misure di stimolo della banca hanno portato ad una svalutazione dello yen rispetto ai suoi principali partner valutari. Questo processo si è intensificato nel 2022 e nel 2023 a causa della crescente divergenza politica tra la Banca del Giappone e le altre principali banche centrali, che hanno optato per un forte aumento dei tassi di interesse per combattere decenni di inflazione. Le politiche della BoJ hanno portato ad un ampliamento del differenziale con le altre valute e hanno depresso il valore dello yen. Questa tendenza è stata parzialmente invertita nel 2024, quando la BoJ ha deciso di abbandonare la sua posizione politica ultra-espansiva.

L’indebolimento dello yen e l’aumento dei prezzi globali dell’energia hanno portato ad un aumento dell’inflazione giapponese, che ha superato l’obiettivo del 2% della BoJ. A questo movimento ha contribuito anche la prospettiva di un aumento dei salari nel paese, un fattore chiave per l’inflazione.

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