Lunedì i futures Dow Jones sono saliti dello 0,36% a circa 49.750 durante le ore di negoziazione europee. I futures S&P 500 e Nasdaq 100 salgono dello 0,39% e dello 0,37%, scambiati rispettivamente a circa 6.880 e 24.900. I normali mercati statunitensi rimarranno chiusi per il Presidents’ Day, mentre si prevede che l’attività commerciale in Asia rimarrà contenuta mentre Cina, Corea del Sud e Taiwan celebrano le vacanze del Capodanno lunare.
I futures sugli indici statunitensi salgono mentre la propensione al rischio migliora in seguito ai dati più deboli dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) di gennaio, rafforzando le aspettative che la Federal Reserve (Fed) potrebbe tagliare i tassi di interesse entro la fine dell’anno. Lo strumento FedWatch del CME indica che gli investitori ora vedono una probabilità quasi del 90% che la Fed mantenga i tassi di interesse stabili a marzo, in aumento rispetto all’81% della settimana precedente. I mercati scontano un taglio di 25 punti base a giugno con una probabilità di circa il 52%.
Wall Street ha chiuso la scorsa settimana in rosso, con il Dow Jones in ribasso dell’1,23%, l’S&P 500 in ribasso dell’1,39% e il Nasdaq 100 in ribasso del 2,1%, gravato dalle perdite nei titoli finanziari, servizi di comunicazione, beni di consumo voluttuari e tecnologici.
Gli operatori potrebbero prestare attenzione alla rinnovata preoccupazione per l’aumento della spesa in conto capitale legata all’intelligenza artificiale e alle possibili interruzioni strutturali in alcuni settori. Tra i titoli tecnologici a megacapitalizzazione, Apple, Amazon, Meta, Alphabet e Broadcom hanno chiuso la settimana precedente in rosso. Gli investitori stanno ora guardando ad un’altra tornata di utili societari per fornire una direzione più chiara sulle prospettive.
Domande frequenti sul Dow Jones
Il Dow Jones Industrial Average, uno degli indici azionari più antichi del mondo, è composto dai 30 titoli più scambiati negli Stati Uniti. L’indice è ponderato per il prezzo e non per la capitalizzazione. Si calcola sommando i prezzi dei singoli titoli e dividendoli per un fattore, che attualmente è 0,152. L’indice è stato fondato da Charles Dow, fondatore anche del Wall Street Journal. Negli anni successivi è stato criticato per non essere sufficientemente rappresentativo, poiché riflette solo 30 conglomerati, a differenza di indici più ampi come l’S&P 500.
Molti fattori diversi determinano il Dow Jones Industrial Average (DJIA). La performance complessiva di ciascuna società, divulgata nelle relazioni trimestrali sugli utili delle società, è la più importante. Anche i dati macroeconomici statunitensi e globali contribuiscono poiché influiscono sul sentiment degli investitori. Anche il livello dei tassi di interesse fissati dalla Federal Reserve (Fed) influenza il DJIA perché influisce sul costo del denaro, sul quale molte aziende fanno molto affidamento. Pertanto, l’inflazione può essere un fattore importante, oltre ad altri parametri che influenzano le decisioni della Fed.
La Teoria di Dow è un metodo sviluppato da Charles Dow per identificare il trend primario del mercato azionario. Un passo importante è confrontare la direzione del Dow Jones Industrial Average (DJIA) e del Dow Jones Transportation Average (DJTA) e monitorare solo le tendenze in cui entrambi si muovono nella stessa direzione. Il volume è un criterio di conferma. La teoria utilizza elementi di analisi picco-valle. La teoria di Dow presuppone tre fasi di tendenza: accumulazione, quando il denaro intelligente inizia a comprare o vendere; partecipazione pubblica, quando partecipa il grande pubblico; e distribuzione quando il denaro intelligente scompare.
Esistono diversi modi per commerciare con il DJIA. Uno è quello di utilizzare gli ETF, che consentono agli investitori di negoziare il DJIA come un unico titolo invece di dover acquistare azioni di tutte le 30 società coinvolte. Un esempio lampante è l’ETF SPDR Dow Jones Industrial Average (DIA). I contratti futures DJIA consentono ai trader di speculare sul valore futuro dell’indice e le opzioni danno il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare o vendere l’indice in futuro a un prezzo predeterminato. I fondi comuni di investimento consentono agli investitori di acquistare una parte di un portafoglio diversificato di azioni DJIA, fornendo esposizione all’indice complessivo.















