Thu Lan Nguyen di Commerzbank sottolinea che il franco svizzero (CHF) si è indebolito dall’inizio della guerra con l’Iran, a causa dell’inflazione estremamente bassa in Svizzera e delle continue minacce di intervento da parte della Banca nazionale svizzera (BNS). Con l’EUR/CHF tornato a livelli più alti, si chiede se gli avvertimenti verbali da soli possano impedire un altro test di 0,90 se il conflitto dovesse intensificarsi, citando il comportamento del mercato passato.

Franconia debole nonostante il profilo di rifugio sicuro

“Il franco svizzero è una delle valute che ha perso terreno dallo scoppio della guerra con l’Iran. Ciò è sicuramente dovuto al fatto che, con un tasso di inflazione di appena lo 0,1% (su base annua), la Svizzera è relativamente ben posizionata per far fronte a un’impennata dell’inflazione senza dover inasprire eccessivamente la politica monetaria.”

“La Banca nazionale svizzera (BNS) continua invece ad assumere un atteggiamento minaccioso in termini di intervento. Proprio ieri la consigliera Petra Tschudin ha nuovamente avvertito che la BNS è pronta a intervenire contro il franco forte.”

“Poiché il tasso di cambio EUR-CHF è attualmente di nuovo a un livello notevolmente più alto, ciò ovviamente non rappresenta una minaccia immediata.”

“Tuttavia, resta da vedere se la minaccia verbale sarà sufficiente a impedire un nuovo test del livello 0,90 nel caso in cui il conflitto con l’Iran dovesse inasprirsi nuovamente”.

(Questo articolo è stato creato utilizzando uno strumento di intelligenza artificiale e rivisto da un editore.)

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