Mercoledì il dollaro statunitense (USD) ha mantenuto il suo slancio ribassista per il secondo giorno consecutivo, questa volta ritirandosi dai recenti massimi plurimestrali, riflettendo un significativo miglioramento nell’universo di rischio e crescenti speranze di una possibile fine del conflitto in Medio Oriente il più presto possibile.
Questo è quello che potrete vedere giovedì 2 aprile:
L’indice del dollaro statunitense (DXY) è sceso al nuovo minimo di cinque giorni vicino a 99,30 sulla scia dei rendimenti contrastanti dei titoli del Tesoro USA e del generale miglioramento del sentiment nel complesso del rischio. Si prevede che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump commenterà gli sviluppi in Medio Oriente all’inizio delle ore di negoziazione asiatiche, mentre le consuete richieste iniziali di disoccupazione e i risultati commerciali avanzati saranno gli eventi principali del calendario quotidiano statunitense.
La coppia EUR/USD ha contribuito al forte rialzo di martedì, superando 1,1600 e avvicinandosi ai massimi di tre settimane. Il Giovedì Santo il dossier Euro sarà vuoto.
La coppia GBP/USD è balzata al massimo di tre giorni sopra 1,3300 in un contesto di forte propensione al rischio. La BoE pubblicherà il suo Decision Market Panel (DMP) in un’unica pubblicazione oltre Manica.
L’azione fluttuante dei prezzi ha visto la coppia USD/JPY scambiare in un intervallo ristretto, sfidando brevemente l’ostacolo di 159,00, per poi ritirarsi leggermente in seguito. I consueti dati settimanali sugli investimenti obbligazionari esteri sono sostenuti da sottostanti monetari.
L’AUD/USD ha rafforzato il rialzo di martedì e ha riconquistato l’area ben al di sopra del livello di 0,6900, in rialzo di circa un centesimo rispetto ai minimi di martedì. I risultati della bilancia commerciale saranno al centro dell’attenzione a Oz.
I prezzi del WTI hanno continuato a scendere, avvicinandosi a 96,00 dollari al barile prima di tornare nell’area dei 100,00 dollari mentre i trader continuano a valutare gli sviluppi legati alla crisi in Medio Oriente.
L’oro ha continuato la sua marcia verso nord senza sosta, questa volta avvicinandosi a 4.800 dollari l’oncia, sulla scia dell’indebolimento del dollaro USA, dei rendimenti contrastanti dei titoli del Tesoro USA e della continua incertezza che circonda il conflitto USA-Israele-Iran.















