Il dollaro statunitense (USD) non è riuscito a continuare la sua ripresa nonostante l’inizio positivo della giornata e alla fine si è leggermente indebolito a causa della continua mancanza di progressi sull’accordo di chiusura e di un persistente contesto di avversione al rischio.
Questo è quello che potrete vedere mercoledì 15 ottobre:
L’indice del dollaro statunitense (DXY) è stato scambiato con perdite consistenti dopo essersi nuovamente fermato intorno al livello di 99,50 in un contesto di rendimenti del Tesoro USA in generale calo e di continua avversione al rischio. Sono in scadenza le consuete richieste di mutuo MBA, supportate dal NY Empire State Manufacturing Index e dal rapporto API sulle scorte di petrolio greggio degli Stati Uniti. Inoltre interverranno Bostic, Miran, Waller e Schmid della Fed.
La coppia EUR/USD ha guadagnato slancio significativo e si è ripresa quasi completamente dal forte calo di lunedì, riuscendo a riconquistare il livello di 1,1600 e oltre. I dati sulla produzione industriale nell’Eurolandia saranno l’unica pubblicazione nel calendario nazionale. Interverranno anche De Guindos, Buch e Donnery della Bce.
La coppia GBP/USD è scesa ai minimi di diverse settimane ben al di sotto del supporto di 1,3300 prima di mettere in scena una forte rimonta per chiudere la giornata quasi invariata al minimo di 1,3300. I discorsi di Ramsden e Breeden della BoE saranno gli eventi di maggior rilievo oltremanica.
La coppia USD/JPY ha invertito il trend rialzista di lunedì ed è tornata nell’area 151,60 dove sembrava iniziare a sperimentare un conflitto. Successivamente in Giappone ci sono i valori della produzione industriale in Giappone e dell’utilizzo della capacità.
L’AUD/USD ha continuato la sua forte correzione ed è sceso in area 0,6440, invertendo rapidamente il piccolo rialzo di lunedì. Il Westpac Leading Index è atteso insieme ai discorsi di Hunter e Kent della RBA.
I prezzi del WTI sono scesi sotto i 58,00 dollari al barile per la prima volta dall’inizio di maggio, dopo le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e le previsioni dell’AIE per il 2026 di un surplus nel settore.
Le scommesse sul taglio dei tassi della Fed e le preoccupazioni commerciali riaccese hanno spinto i prezzi dell’oro al massimo storico di circa 4.180 dollari l’oncia martedì, estendendo il rialzo di lunedì e assicurando un terzo rialzo giornaliero consecutivo. Anche il tono più debole del biglietto verde e il calo dei rendimenti dei titoli del Tesoro USA lungo la curva hanno contribuito al movimento rialzista del metallo prezioso. I prezzi dell’argento hanno seguito l’esempio, raggiungendo livelli record ben al di sopra di 53,00 dollari l’oncia.















