Autore: Il generale Varius Malamalgama

E allora faceva un figlio eh? E brava! E allora era la gatta di qualcuno eh? Ma com’era che era andata? Lei che la faccia era come se gli fosse stata fatta spaghettata da quella nascita rocambolesca, lei che aveva quegli occhi cascati di là e la bocca storta di qua come mozzarella su una pizza sfatta, lei!, con quel naso che pareva un cornetto tutto rinvoltolato, finalmente figliava? Uuuhhh se gli era piaciuto l’uccello la prima volta che l’aveva preso! L’aveva guardato, il suo gatto – così aveva subito preso a chiamarlo Zalzermo, dopo il bacio, sin da subito,…

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Per il capannone enorme si aggira, passo pesante e spegne un interruttore. Cammina fra le chiazze di benzina arcobalenanti e spegne un altro interruttore. Le luci si spengono sugli attrezzi che storpiano di mirabolanti, increspate forme di ferro i disordinati antri dell’incredibile officina. Altro interruttore spengo e il ridondante di metallo e le macchine vecchie e più nuove si assonnano nell’ombra, portata da quelle sue dita grosse, turgide, callose che sgrillettano gli interruttori in plastica: altro CLICK, altro buio. “Quindi, se tu hai il cazzo piccolo, cioè, non è che dalle mie parti puoi esimerti, dalle mie parti lo devi…

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Pajù si stende sulla sedia a sdraio. Le antenne degli altri condomini spezzano il cielo di agosto ramificando il tramonto. Non le è mai capitato di dormire sulla sdraio che usava per abbioccarsi alle tre del pomeriggio al mare, poggiandone, stavolta, le aste in ferro che la sorreggono sulla screpolata superficie in cemento del tetto condominiale. Non le era neanche mai capitato di avere la casa così inagibile. Certo, le era capitato di dover ristrutturare qualche parte. La cucina ad esempio. “Filermooo, basta!” Urla ridendo e quello spalanca gli occhi rizzandosi in piedi con la cazzuola in mano piena di…

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Di lavoro cadevo dalle scale. Lo facevo dal lunedì al sabato. A volte era dura. Come mettevi il piede, come cascavi col braccio, come battevi la testa. Era dura farlo bene. Erano molto esigenti. Una mattina, per esempio, dovevo – proprio la consegna me lo chiedeva – rompermi il gomito. Quello sinistro diceva la consegna e così feci. Non sapevo che la consegna valeva per ogni martedì. Il martedì successivo mi ruppi il gomito destro ed ebbi un richiamo. I richiami arrivavano sempre. Più o meno di giovedì sera. Dovevo sbattere gli occhi velocemente per vederli e levarmeli dagli occhi,…

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“Ma sai che c’è?! Io vado in guerra.” Pensò fissando il soffitto. Soffitto a schermo, tredicimila ottocento evr, impiantato, pannello di pixels dopo pannello di pixels, da operai specializzati: “che immagini raga’, immagini stupende, risoluzione stratosferica, una ficata” avrebbe detto per un anno, ogni giorno, ai suoi compagni della prima superiore. “Che cazzo ci sto a fare qui?!” Pensò poi. Lo aveva pensato dopo essersi alzato dal letto: un materasso a aria, ma non i classici, l’aria aveva una soluzione di gas tale per cui la forma del corpo si adattava alla superficie del materasso come se la superficie del…

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Fu un casino. La stanza piena di omini e donnine si riempì di imprecazioni e risate che nascosero altre imprecazioni mentre mani sbatterono sulla fronte, mani sbatterono sulla faccia, mani sbatterono le une con le altre e teste che si scossero. Nella mano del presidente del comune, l’omino dietro la scrivania in plastica, stava una lettera inviata dalla regione. Aveva appena letto le seguenti parole di quella lettera, una nuova ordinanza regionale, giunta per posta pneumatica: “Di conseguenza, si ordina che: in tutto il comune di Zisif Levante, si disponga dei preparativi per adottare il nuovo assetto di accesso al…

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Turbinia, dal gran sorriso e dalle mani gelide, venne messa alla pulizia delle scale. Tutti erano d’accordo: i quattro avvocati (tre divorzisti e un penalista); i cinque carpentieri (tutti e cinque nella nautica, ma tre da diporto e due in quella mercantile); i sette muratori (due lavoravano all’autostrada, tre in una villetta, altri due facevano i piastrellisti su un grattacielo); e i nove spazzacamini (spazzavano tutti i camini della città, tranne uno; uno di loro spazzava un solo camino: quello del sindaco). I quattro avvocati stavano nei due piani più alti; sotto c’erano i cinque carpentieri; poi i sette muratori,…

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“Io pendo dalle sue labbra, è vero, ma se lei non vuole ascoltarmi e non vuole darmi un reale parere, io come faccio?! Per favore! Devo categoricamente risolvere il problema della donna delle pulizie!” Dice l’uomo giovane sulla panchina all’uomo vecchio. La panchina è nella piazza. In fondo alla piazza, dall’altra parte, l’enorme torre con l’orologio. L’orologio è a ottanta metri d’altezza. “’Categoricamente’ è ingombrante come termine. Poi, boh! Guardi che sua moglie mi ha chiamato disperata! Lo capisce questo?! Proverò anche a seguirla, ma mi deve far capire com’è che questa donna delle pulizie ha a che fare con…

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Faticò ad accettarlo. Le forme le saltavano fuori scomposte sul foglio, si addensavano sulla carta ruvida delle tavole per i progetti. Erano forme astratte che, una volta sistemate nel disegno, sussurravano depresse: “e lasciaci aleggiare nella tua testa senza dipingerci per favore… Pietà.” Non aveva estro. Provò i ritratti, del resto era la materia principale. Il figurativo non arrivava neanche alla fine della prima bozza. L’occhio del volto le scappava da una parte, l’altro troppo in alto si arroccava in un punto del foglio che… Troppo tardi, quel viso era già uno scempio! I ritratti, a differenza delle forme astratte,…

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E ti ci sei sradicato da dentro quella taverna! Eccoti! Grasso peggio di un ulivo secolare! Un tronco storto sei! E non sei saldo su quei piedi, no! Guardati! Ubriaco fradicio! Ti fermi ora?! Ah, guardi le stelle! Ecco che alzi le braccia… Mi guardi?! Dai, parla! Disperdi un po’ di fiato da quella bocca, così mi impesti di alcol le foglie! “Oh giovane albero!” Sono un faggio! E lo sai anche! “Ma… Ma lo sai che sei proprio…” E ti sei bloccato… Corri a casa, va! A me il febbraio ventoso mi fa solo il solletico sulla corteccia… La…

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