Lunedì il dollaro statunitense (USD) ha guadagnato un rinnovato slancio al rialzo, riprendendosi dai recenti minimi di più giorni, mentre gli operatori di mercato continuavano a valutare i prossimi dati statunitensi e la probabilità di ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.
Questo è quello che potrete vedere martedì 18 novembre:
L’indice del dollaro statunitense (DXY) si è aggiunto ai modesti guadagni di venerdì aumentando leggermente e flirtando con i massimi di tre giorni intorno al livello di 99,50. L’ADP Employment Change Weekly è proprio dietro l’angolo, accompagnato dagli ordinativi di fabbrica, dall’indice del mercato immobiliare NAHB e dal rapporto settimanale dell’API sulle scorte di petrolio greggio degli Stati Uniti. Inoltre, Logan e Barr parleranno dalla Fed.
La coppia EUR/USD è scesa per il secondo giorno consecutivo all’inizio della settimana, estendendo la correzione di venerdì all’area 1,1590-1,1580. Gli interventi di Machado, Tuominen, Buch e Elderson della BCE saranno in cima all’agenda dell’euro.
La coppia GBP/USD ha subito un’ulteriore pressione al ribasso e ha raggiunto nuovamente i limiti della regione 1,3130 sulla scia del rafforzamento del biglietto verde. Il discorso di Dhingra della BoE sarà l’unico evento oltre Manica.
Lunedì la coppia USD/JPY ha continuato la sua tendenza al rialzo, raggiungendo l’area 155,30 per la prima volta dall’inizio di febbraio. Successivamente in Giappone ci sono i risultati della bilancia commerciale, seguiti dagli ordini di macchinari il 19 novembre.
L’AUD/USD ha accantonato il trend rialzista di venerdì e ha affrontato i minimi di più giorni vicino al supporto chiave a 0,6500. Il protocollo RBA sarà al centro dell’attenzione a Oz.
Il WTI è aumentato per il terzo giorno consecutivo, superando brevemente la soglia chiave di 60,00 dollari al barile mentre i trader valutavano la ripresa delle esportazioni nel porto russo di Novorossijsk domenica, il tutto in mezzo alle continue minacce di ulteriori attacchi ucraini agli impianti petroliferi russi e possibili ulteriori sanzioni statunitensi sul petrolio russo.
Lunedì i prezzi dell’oro hanno continuato a scendere, scivolando verso i 4.000 dollari l’oncia dopo aver toccato livelli superiori a 4.200 dollari la scorsa settimana. Si tratta del terzo calo giornaliero consecutivo del metallo prezioso, trascinato al ribasso da un altro round di forza del dollaro USA e dai rendimenti contrastanti dei titoli del Tesoro USA. Nel frattempo, l’argento ha riguadagnato terreno dopo il suo recente forte calo, salendo brevemente sopra i 51,00 dollari l’oncia.
