Mercoledì lo yen ha registrato la performance più debole tra le valute del G8, aiutando il cambio USD/JPY a pareggiare le perdite precedenti e a ritornare a livelli vicini a 156,50. Le crescenti aspettative che la Banca del Giappone (BoJ) possa alzare i tassi di interesse nei prossimi mesi non hanno fornito un sostegno significativo allo yen.

Un rapporto pubblicato mercoledì da Reuters ha confermato che la BoJ sta preparando i mercati per un possibile rialzo dei tassi di interesse che potrebbe avvenire già il mese prossimo, poiché le preoccupazioni sull’impatto economico di uno yen debole compensano la riluttanza del governo giapponese a inasprire la politica monetaria.

L’intervento dello yen minaccia

Lo yen giapponese ha perso quasi il 5% dall’inizio di ottobre, quando il primo ministro Sanae Takaichi è salito al potere, e più del 10% da quando Trump ha annunciato le tariffe commerciali ad aprile. Questo calo ha costretto le autorità giapponesi ad avvertire di un possibile intervento per frenare la debolezza dello yen che potrebbe verificarsi durante le celebrazioni del Ringraziamento negli Stati Uniti nella seconda metà della settimana.

Il calendario giapponese è stato finora debole e gli investitori sono in attesa dei dati preliminari sull’IPC di Tokyo per novembre, previsti giovedì, per confermare il calendario dei tassi di interesse della BoJ. Il consenso del mercato indica un indebolimento dell’inflazione al consumo.

Negli Stati Uniti, il ritardo nelle vendite al dettaglio di settembre ha evidenziato dati sui consumi inferiori alle attese, mentre i prezzi alla produzione si sono stabilizzati e la fiducia dei consumatori è peggiorata. Questi dati arrivano sulla scia delle dichiarazioni accomodanti dei funzionari della Federal Reserve statunitense Waller e Williams e hanno contribuito ad alimentare le scommesse di allentamento della Fed a dicembre, aggiungendo pressione sul dollaro.

Domande frequenti sulla Banca del Giappone

La Banca del Giappone (BoJ) è la banca centrale giapponese che stabilisce la politica monetaria del paese. La sua missione è emettere banconote ed effettuare controlli monetari e monetari per garantire la stabilità dei prezzi, il che significa un obiettivo di inflazione di circa il 2%.

La Banca del Giappone ha introdotto una politica monetaria estremamente espansiva nel 2013 per stimolare l’economia e aumentare l’inflazione in un contesto di bassa inflazione. La politica della banca si basa sull’allentamento quantitativo e qualitativo (QQE), ovvero sulla stampa di banconote per acquistare attività come obbligazioni governative o societarie per fornire liquidità. Nel 2016, la banca ha raddoppiato la sua strategia e allentato ulteriormente le sue politiche, introducendo prima tassi di interesse negativi e poi controllando direttamente il rendimento dei suoi titoli di stato a 10 anni. Nel marzo 2024, la BoJ ha alzato i tassi di interesse, invertendo di fatto la sua politica monetaria estremamente accomodante.

Le massicce misure di stimolo della banca hanno portato ad una svalutazione dello yen rispetto ai suoi principali partner valutari. Questo processo si è intensificato nel 2022 e nel 2023 a causa della crescente divergenza politica tra la Banca del Giappone e le altre principali banche centrali, che hanno optato per un forte aumento dei tassi di interesse per combattere decenni di inflazione. Le politiche della BoJ hanno portato ad un ampliamento del differenziale con le altre valute e hanno depresso il valore dello yen. Questa tendenza è stata parzialmente invertita nel 2024, quando la BoJ ha deciso di abbandonare la sua posizione politica ultra-espansiva.

L’indebolimento dello yen e l’aumento dei prezzi globali dell’energia hanno portato ad un aumento dell’inflazione giapponese, che ha superato l’obiettivo del 2% della BoJ. A questo movimento ha contribuito anche la prospettiva di un aumento dei salari nel paese, un fattore chiave per l’inflazione.

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