Giovedì lo yen giapponese ha ridotto parte del suo precedente rally contro il dollaro statunitense, mentre il biglietto verde ha mostrato resilienza in un trading moderato e ridotto durante le festività. Al momento in cui scriviamo, la coppia USD/JPY si aggira intorno a 156,30, in leggero aumento dopo aver toccato brevemente un minimo intraday di 155,73.

Lo yen giapponese continua a lottare per una ripresa significativa poiché le preoccupazioni fiscali rimangono in prima linea dopo l’approvazione da parte del Giappone di un ampio pacchetto di stimoli. Il massiccio programma di spesa presentato dal primo ministro Sanae Takaichi ha riacceso le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito del paese e ha rafforzato l’opinione secondo cui i rischi fiscali continuano a tendere al ribasso.

In aggiunta al tono cauto, permane l’incertezza sui tempi del prossimo rialzo dei tassi da parte della Banca del Giappone (BoJ), poiché i politici hanno fornito poca chiarezza nelle ultime settimane. Venerdì gli operatori si concentreranno ora sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) di Tokyo di novembre, che potrebbe influenzare le aspettative per la riunione della BoJ di dicembre.

Al contrario, i mercati sembrano sempre più fiduciosi che la Federal Reserve (Fed) effettuerà un altro taglio dei tassi il mese prossimo. Secondo lo strumento FedWatch del CME, i trader scontano una probabilità dell’85% circa di un taglio del tasso di 25 punti base (bps) alla riunione del 9-10 dicembre.

Da un punto di vista tecnico, il grafico giornaliero mostra che la coppia USD/JPY è saldamente ancorata a un forte trend rialzista e viene scambiata all’interno di un canale ascendente ben definito caratterizzato da una chiara sequenza di massimi e minimi sempre più alti. La coppia rimane ben al di sopra delle principali medie mobili, evidenziando che gli acquirenti continuano a dominare la struttura più ampia.

Tuttavia, gli indicatori di momentum mostrano i primi segnali di esaurimento. L’istogramma Moving Average Convergence Divergence (MACD) è scivolato leggermente in territorio negativo appena sotto la linea dello zero, indicando un indebolimento dello slancio rialzista.

Allo stesso tempo, il Relative Strength Index (RSI), attualmente intorno a 62, sta uscendo dal territorio di ipercomprato, indicando una possibile pausa o consolidamento prima del prossimo movimento direzionale.

D’altro canto, il supporto immediato si trova vicino al livello psicologico di 155,00, che coincide con la media mobile semplice (SMA) a 21 giorni e il limite inferiore del canale ascendente. Una rottura decisiva al di sotto di quest’area indicherebbe uno spostamento nella struttura a breve termine e aprirebbe la porta a un ulteriore ribasso verso la SMA a 50 giorni vicino a 152,38.

D’altro canto, l’area 157,00-157,50 potrebbe rappresentare il prossimo ostacolo per gli acquirenti. Una rottura prolungata al di sopra di questa zona confermerebbe lo slancio rialzista e aprirebbe la strada al massimo di quest’anno a 158,88.

Domande frequenti sulla Banca del Giappone

La Banca del Giappone (BoJ) è la banca centrale giapponese che stabilisce la politica monetaria del paese. La sua missione è emettere banconote ed effettuare controlli monetari e monetari per garantire la stabilità dei prezzi, il che significa un obiettivo di inflazione di circa il 2%.

La Banca del Giappone ha introdotto una politica monetaria estremamente espansiva nel 2013 per stimolare l’economia e aumentare l’inflazione in un contesto di bassa inflazione. La politica della banca si basa sull’allentamento quantitativo e qualitativo (QQE), ovvero sulla stampa di banconote per acquistare attività come obbligazioni governative o societarie per fornire liquidità. Nel 2016, la banca ha raddoppiato la sua strategia e allentato ulteriormente le sue politiche, introducendo prima tassi di interesse negativi e poi controllando direttamente il rendimento dei suoi titoli di stato a 10 anni. Nel marzo 2024, la BoJ ha alzato i tassi di interesse, invertendo di fatto la sua politica monetaria estremamente accomodante.

Le massicce misure di stimolo della banca hanno portato ad una svalutazione dello yen rispetto ai suoi principali partner valutari. Questo processo si è intensificato nel 2022 e nel 2023 a causa della crescente divergenza politica tra la Banca del Giappone e le altre principali banche centrali, che hanno optato per un forte aumento dei tassi di interesse per combattere decenni di inflazione. Le politiche della BoJ hanno portato ad un ampliamento del differenziale con le altre valute e hanno depresso il valore dello yen. Questa tendenza è stata parzialmente invertita nel 2024, quando la BoJ ha deciso di abbandonare la sua posizione politica ultra-espansiva.

L’indebolimento dello yen e l’aumento dei prezzi globali dell’energia hanno portato ad un aumento dell’inflazione giapponese, che ha superato l’obiettivo del 2% della BoJ. A questo movimento ha contribuito anche la prospettiva di un aumento dei salari nel paese, un fattore chiave per l’inflazione.

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