Il dollaro statunitense (USD) è salito leggermente nell’inversione di martedì, abbastanza da fermare un calo di più giorni mentre gli investitori si preparavano per i prossimi dati chiave statunitensi, mentre la speculazione continuava a crescere su un altro taglio del tasso della Fed la prossima settimana.
Questo è quello che potrete vedere mercoledì 3 dicembre:
Martedì il dollaro statunitense (USD) ha alternato guadagni e perdite nell’intervallo compreso tra 99,40 e 99,50, riuscendo a riguadagnare parte del terreno perso all’inizio della settimana. L’intenso calendario giornaliero statunitense comprende i consueti mutui settimanali MBA, seguiti dai cambiamenti occupazionali ADP, dai prezzi di esportazione/importazione, dal PMI dei servizi ISM, dalla produzione industriale e manifatturiera, dall’utilizzo della capacità produttiva, dal PMI finale dei servizi globali S&P e dal rapporto settimanale dell’EIA sulle scorte di petrolio greggio degli Stati Uniti.
L’EUR/USD ha mantenuto la sua posizione rialzista, guadagnando per il settimo giorno consecutivo, anche se la ripresa sembra perdere slancio. L’indice finale dei responsabili degli acquisti HCOB per il settore dei servizi in Germania e nell’Eurozona è imminente, sostenuto dai prezzi alla produzione nel blocco.
La coppia GBP/USD ha perso trazione e ha rotto il supporto chiave a 1,3200 nonostante la mancanza di direzione del biglietto verde. L’indice finale del PMI S&P Global Services sarà l’unico comunicato oltre Manica.
L’USD/JPY ha invertito tre ribassi giornalieri consecutivi ed è riuscito a riconquistare la soglia di 156,00 e oltre. Il prossimo passo in Giappone è l’ultimo PMI S&P Global Services.
La crescita della coppia AUD/USD è stata inarrestabile, questa volta raggiungendo un nuovo massimo di tre settimane vicino al livello di 0,6570. L’attenzione è puntata sulla pubblicazione del tasso di crescita del PIL per il terzo trimestre.
Martedì i prezzi del WTI sono scesi leggermente, invertendo i guadagni di inizio settimana, poiché i trader hanno valutato le preoccupazioni per un eccesso di offerta e gli sviluppi nello scenario geopolitico.
I prezzi dell’oro sono sottoposti a una rinnovata pressione di vendita, tornando sotto i 44.200 l’oncia, lasciandosi alle spalle due progressi giornalieri consecutivi in un contesto di dollaro USA più solido e rendimenti contrastanti dei titoli del Tesoro USA. I prezzi dell’argento si sono ritirati dai massimi storici di lunedì, scendendo brevemente sotto i 57,00 dollari l’oncia, chiudendo una serie positiva di cinque giorni.















