AUD/JPY mette fine a una serie di cinque giorni di vittorie consecutive. Il cross valutario viene scambiato intorno a 104,50, dopo essersi ripreso da 104,72, il massimo da luglio 2024, raggiunto mercoledì nelle prime ore asiatiche. Il cross valutario è in difficoltà mentre lo yen giapponese (JPY) trova supporto mentre i trader rimangono concentrati su un possibile intervento da parte delle autorità.
Il Ministro delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha dichiarato martedì che il funzionario ha mano libera nel gestire i movimenti eccessivi dello yen. Le sue osservazioni hanno fatto seguito a quelle del massimo diplomatico monetario Atsushi Mimura, che ha sottolineato che i funzionari avrebbero adottato misure “appropriate” contro l’eccessiva volatilità del tasso di cambio.
Mercoledì, i verbali della riunione della Banca del Giappone (BoJ) del 29-30 ottobre hanno mostrato che i membri del consiglio hanno concordato di aumentare ulteriormente i tassi di interesse se le previsioni economiche e sui prezzi si materializzeranno. Diversi membri hanno notato che la probabilità che queste proiezioni si realizzino è aumentata, anche se i politici hanno sottolineato la necessità di mantenere le politiche attuali per confermare ulteriormente che il comportamento positivo nella fissazione dei salari è rimasto intatto.
La coppia AUD/JPY potrebbe riguadagnare terreno poiché il dollaro australiano (AUD) continua a rafforzarsi in seguito alla pubblicazione dei verbali della riunione di dicembre della Reserve Bank of Australia (RBA), che suggeriscono che i membri del consiglio sono meno fiduciosi che la politica monetaria rimarrà sufficientemente restrittiva.
L’inflazione complessiva australiana è salita al 3,8% nell’ottobre 2025 dal 3,6% di settembre, rimanendo al di sopra dell’intervallo obiettivo della RBA del 2-3%. Di conseguenza, i mercati stanno scontando sempre più un rialzo dei tassi già a febbraio 2026, con la Commonwealth Bank of Australia e la National Australia Bank che prevedono un aumento al 3,85% in occasione della prima riunione di politica monetaria della RBA quest’anno.
Domande frequenti sulla Banca del Giappone
La Banca del Giappone (BoJ) è la banca centrale giapponese che stabilisce la politica monetaria del paese. La sua missione è emettere banconote ed effettuare controlli monetari e monetari per garantire la stabilità dei prezzi, il che significa un obiettivo di inflazione di circa il 2%.
La Banca del Giappone ha introdotto una politica monetaria estremamente espansiva nel 2013 per stimolare l’economia e aumentare l’inflazione in un contesto di bassa inflazione. La politica della banca si basa sull’allentamento quantitativo e qualitativo (QQE), ovvero sulla stampa di banconote per acquistare attività come obbligazioni governative o societarie per fornire liquidità. Nel 2016, la banca ha raddoppiato la sua strategia e allentato ulteriormente le sue politiche, introducendo prima tassi di interesse negativi e poi controllando direttamente il rendimento dei suoi titoli di stato a 10 anni. Nel marzo 2024, la BoJ ha alzato i tassi di interesse, invertendo di fatto la sua politica monetaria estremamente accomodante.
Le massicce misure di stimolo della banca hanno portato ad una svalutazione dello yen rispetto ai suoi principali partner valutari. Questo processo si è intensificato nel 2022 e nel 2023 a causa della crescente divergenza politica tra la Banca del Giappone e le altre principali banche centrali, che hanno optato per un forte aumento dei tassi di interesse per combattere decenni di inflazione. Le politiche della BoJ hanno portato ad un ampliamento del differenziale con le altre valute e hanno depresso il valore dello yen. Questa tendenza è stata parzialmente invertita nel 2024, quando la BoJ ha deciso di abbandonare la sua posizione politica ultra-espansiva.
L’indebolimento dello yen e l’aumento dei prezzi globali dell’energia hanno portato ad un aumento dell’inflazione giapponese, che ha superato l’obiettivo del 2% della BoJ. A questo movimento ha contribuito anche la prospettiva di un aumento dei salari nel paese, un fattore chiave per l’inflazione.















