Venerdì la Banca del Giappone (BoJ) pubblicherà il suo rapporto di revisione sull’evoluzione del tasso di interesse naturale e sulla valutazione della portata dell’accomodamento della politica monetaria durante la sessione di negoziazione europea. La banca centrale giapponese ha affermato nel rapporto che in un momento in cui il tasso di interesse di riferimento si avvicina al territorio neutrale, è più importante che mai valutare correttamente come sta cambiando il livello di accomodamento monetario.

Ulteriori commenti

La BoJ considererà attentamente un’ampia gamma di informazioni sul comportamento di spesa delle imprese e delle famiglie e sulle condizioni finanziarie che influenzano tale comportamento.

Andamenti del tasso di interesse naturale e valutazione del grado di accomodamento monetario.

Ristima del tasso di interesse naturale utilizzando i dati più recenti.

Secondo i dati più recenti, il tasso d’interesse naturale stimato in Giappone era compreso tra -0,9% e +0,5% circa.

Sebbene l’intervallo in sé non sia cambiato molto, uno sguardo più attento mostra che molte delle stime sono aumentate moderatamente di recente.

L’aumento delle stime riflette l’aumento del tasso di crescita potenziale del Giappone e una maggiore propensione al rischio tra i partecipanti al mercato.

È difficile determinare in anticipo il livello del tasso di interesse naturale.

La BoJ sta attualmente adeguando il grado di allentamento della politica monetaria per raggiungere l’obiettivo di prezzo del 2% in modo sostenibile e stabile.

Data l’incertezza che circonda le stime del tasso naturale, è necessario valutare in modo esaustivo il grado di accomodamento monetario, esaminando attentamente l’attività economica, i prezzi e gli sviluppi finanziari.

Sebbene i costi di finanziamento aumentino a causa delle variazioni del tasso di interesse di riferimento, la domanda di finanziamento complessiva rimane stabile.

La BoJ ritiene opportuno aggiustare ulteriormente il livello di accomodamento monetario valutando al tempo stesso come l’attività economica e i prezzi rispondono alle variazioni dei tassi di interesse a breve termine.

Domande frequenti sulla Banca del Giappone

La Banca del Giappone (BoJ) è la banca centrale giapponese che stabilisce la politica monetaria del paese. La sua missione è emettere banconote ed effettuare controlli monetari e monetari per garantire la stabilità dei prezzi, il che significa un obiettivo di inflazione di circa il 2%.

La Banca del Giappone ha introdotto una politica monetaria estremamente espansiva nel 2013 per stimolare l’economia e aumentare l’inflazione in un contesto di bassa inflazione. La politica della banca si basa sull’allentamento quantitativo e qualitativo (QQE), ovvero sulla stampa di banconote per acquistare attività come obbligazioni governative o societarie per fornire liquidità. Nel 2016, la banca ha raddoppiato la sua strategia e allentato ulteriormente le sue politiche, introducendo prima tassi di interesse negativi e poi controllando direttamente il rendimento dei suoi titoli di stato a 10 anni. Nel marzo 2024, la BoJ ha alzato i tassi di interesse, invertendo di fatto la sua politica monetaria estremamente accomodante.

Le massicce misure di stimolo della banca hanno portato ad una svalutazione dello yen rispetto ai suoi principali partner valutari. Questo processo si è intensificato nel 2022 e nel 2023 a causa della crescente divergenza politica tra la Banca del Giappone e le altre principali banche centrali, che hanno optato per un forte aumento dei tassi di interesse per combattere decenni di inflazione. Le politiche della BoJ hanno portato ad un ampliamento del differenziale con le altre valute e hanno depresso il valore dello yen. Questa tendenza è stata parzialmente invertita nel 2024, quando la BoJ ha deciso di abbandonare la sua posizione politica ultra-espansiva.

L’indebolimento dello yen e l’aumento dei prezzi globali dell’energia hanno portato ad un aumento dell’inflazione giapponese, che ha superato l’obiettivo del 2% della BoJ. A questo movimento ha contribuito anche la prospettiva di un aumento dei salari nel paese, un fattore chiave per l’inflazione.

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