Gli analisti di DBS Philip Wee e Chang Wei Liang sostengono che la tendenza generale al ribasso del dollaro (USD) è stata interrotta dalla domanda di beni rifugio legata alla guerra e dagli elevati prezzi del petrolio. Evidenziano i rischi strutturali derivanti dalla questione dell’indipendenza della Federal Reserve (Fed) e della sostenibilità fiscale degli Stati Uniti, suggerendo che l’egemonia finanziaria statunitense viene sempre più rivalutata dagli investitori globali.
Lo shock bellico sostiene temporaneamente il dollaro
“Un ammutinamento dell’USD è ritardato a causa degli elevati prezzi del petrolio, ma le domande sull’indipendenza della Fed e sulla sostenibilità fiscale degli Stati Uniti pongono rischi strutturali per l’USD”.
“L’USD sperimenta un temporaneo minimo geopolitico nel mezzo dell’Operazione Fury”.
“Tuttavia, la natura unilaterale degli attacchi USA-Israele ha portato a un raro consenso di disaccordo tra gli alleati del G7, in particolare Francia, Germania e Italia, che hanno rifiutato di fornire supporto navale in un conflitto sul quale non sono stati consultati, segnalando un abbandono di fatto dell’ombrello di sicurezza americano”.
“Questo isolamento, unito ai problemi economici globali e di inflazione indotti dagli Stati Uniti a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, ha portato gli investitori globali a rivalutare i titoli del Tesoro statunitense come asset privo di rischio”.
“Di conseguenza, la narrativa dell’”arroganza americana” rischia di evolversi da una mera critica diplomatica a un primario motore di mercato, suggerendo che l’era dell’egemonia finanziaria incontrastata degli Stati Uniti è stata minata dalle politiche economiche ed estere predatorie degli Stati Uniti che fanno arrabbiare i paesi, compresi i loro alleati”.
“Una volta che i flussi di petrolio riprenderanno, il capitale dovrebbe spostarsi verso valute con fondamentali più forti”.
(Questo articolo è stato creato utilizzando uno strumento di intelligenza artificiale e rivisto da un editore.)















