“Pensiamo che in questi primi deuterostomi, l’occhio medio contenesse sia cellule ciliari che rabdomeriche”, spiega Cafetzis. Di conseguenza, entrambi i lignaggi cellulari confluirono in un unico, antico, occhio ciclopico, che in seguito si evolse nell’occhio dei vertebrati.
Terzo occhio dei vertebrati
Una traccia di questa trasformazione potrebbe ancora sopravvivere nel complesso pineale alla base del cervello, spesso definito il “terzo occhio” dei vertebrati. Gli scienziati hanno da tempo riconosciuto sorprendenti somiglianze tra la retina e l’organo pineale, portando molti a sospettare che i due si siano evoluti da un’unica struttura ancestrale, con la pineale che rappresenta una versione più primitiva.
Kafetsis e i suoi colleghi la vedono diversamente.
Molti ricercatori sospettano che una classe di neuroni, le cellule bipolari, sia esclusiva della retina e rappresenti un’innovazione chiave nell’evoluzione dell’occhio dei vertebrati. Le cellule bipolari collegano bastoncelli e coni alle cellule gangliari (da cui il nome “bipolare”). “Pensiamo che queste cellule bipolari esistano già nella pineale”, afferma Kafetzis. “È solo che non sembrano bipolari normali: non hanno una cellula prima e una cellula dopo.”
Per questo motivo Cafetzis e i suoi colleghi sostengono che i neuroni bipolari non sono una cosa sola Ancora Innovazione evolutiva, ma ha invece un’origine chimerica, mescolando caratteristiche sia delle cellule rabdomeriche che di quelle ciliari e collegando le due linee di fotorecettori.
Sebbene basata su concetti e dati esistenti, la nuova proposta offre una sintesi potenzialmente di ampia portata. Molti aspetti necessitano ancora di prove evidenti. L’idea che i cordati ancestrali adottassero uno stile di vita scavatore rimane controversa, e l’affermazione che i primi bilateri avessero già un paio di occhi laterali è ancora speculativa.
Gli autori riconoscono che il loro modello necessita ora di essere testato. Nell’articolo vengono delineati diversi modi per farlo: dai confronti molecolari delle cellule pineale e retiniche agli studi sullo sviluppo e al campionamento approfondito dello sviluppo dell’occhio in altre specie di deuterostomi.
“Vogliamo proporre alcune ipotesi ispirate e basate sulla letteratura che siano verificabili, e ora possiamo uscire e testarle”, conclude Kafetzis.
Cella, 2026. DOI: 10.1016/j.cell.2025.12.056
Federica Serbisa è giornalista scientifica; Scrive di neuroscienze e scienze cognitive per testate italiane e internazionali.















