Il mondo del basket si è fermato giovedì sera quando Dale Curry ha visto il suo numero 30 salire alle travi, un momento decisivo non solo per gli Charlotte Hornets, ma per una delle eredità familiari più influenti della lega.

Ma ciò che ha elevato l’evento da tributo nostalgico a trama NBA più ampia è stata la risposta emotiva e pubblica di suo figlio, Steph Curry, il cui messaggio ha riformulato la serata come qualcosa di più grande di un ritiro da una sola maglia.

“Una notte speciale per la famiglia Curry Birther sarà sulla zattera per sempre. Congratulazioni, papà.” Steph ha scritto un breve ma potente riconoscimento che ha avuto immediatamente risonanza in tutta la lega e online.

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In 16 stagioni NBA, Dale Curry ha segnato una media di 11,7 punti a partita tirando oltre il 40% da tre punti, molto prima che quell’abilità diventasse lo standard del campionato.

Il suo periodo più significativo è stato a Charlotte, dove ha trascorso 10 stagioni e si è ritirato come leader di tutti i tempi della franchigia in termini di punti, tre punti e partite giocate.

È stato il sesto uomo dell’anno nel 1993-94 e una pietra angolare dell’identità iniziale degli Hornets, un “Original Hornet” il cui ruolo ha contribuito a definire la squadra vincente degli anni ’90.

Ancora più importante, la sua associazione con il franchise si è estesa oltre la sua carriera da giocatore, abbracciando decenni come conduttore televisivo e ambasciatore.

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Questa eredità è stata ampliata da suo figlio, Steph Curry, che ha rimodellato il gioco moderno.

Quattro volte campione NBA e due volte MVP, Steph ha fatto del tiro dalla distanza il fulcro di un attacco, cambiando il modo in cui le squadre pensavano alla spaziatura, alla velocità e alla creazione del tiro.

Mentre Dell ha contribuito a normalizzare il tiro perimetrale nella sua epoca, Steph ha preso quelle fondamenta e le ha elevate a livelli storici, portando il nome Curry a un nuovo standard del basket.

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