La Divisione d’Appello della Corte Suprema ha confermato la decisione del giudice Leopoldo Puente di perseguire l’ex ministro José Luis Ábalos e l’ex consigliere Koldo García per presunte irregolarità nei contratti di mascherine aggiudicati da Trasporti durante la pandemia. Si è rifiutato di espandere le indagini, ritenendo che un nuovo processo non avrebbe interrotto la “solida riserva di prove” contro entrambi.
I giudici Antonio del Moral, Pablo Llarena e Juan Ramón Berdugo hanno concordato, in una decisione annunciata mercoledì; dove hanno respinto le obiezioni di Ábalos e Koldo alla decisione del 3 novembre con cui Puente proponeva di processarli con l’accusa di corruzione, appartenenza ad un’organizzazione criminale, traffico di influenza e appropriazione indebita.
La Corte è del parere che non abbia senso prolungare l’indagine “mentre ci sono persone che non solo si trovano in carcerazione preventiva (…), ma anche quando, anche nelle previsioni più ottimistiche, non si può prevedere che il processo richiesto da Ábalos “distruggerà” le prove che le avvicinano al banco dei giudici”.
La Corte Suprema sostiene che alcune delle rivendicazioni e richieste dell’ex ministro ed ex consigliere sono già state risolte in precedenti ricorsi. Ritengono quindi inutile ripetere le ragioni addotte a sostegno della decisione del magistrato e respingere alcuni dei procedimenti richiesti.
“Forse alcune di queste procedure possono essere opportune in sessione plenaria, ma nessuna di esse è decisiva nel ritardare indebitamente la fase istruttoria”, hanno osservato i giudici.
È disgustoso che intendano prolungare le indagini.
In tal senso, la Camera sottolinea che “qualunque sia l’esito, le procedure proposte nel dibattimento a priori non appaiono idonee a stravolgere il solido bagaglio probatorio costituito dall’investigatore, che, come noto, (…) ha portato alle accuse e al provvedimento di custodia cautelare”.
Secondo i giudici, “si tratta di procedure che non hanno alcuna potenzialità di intaccare il solido e forte quadro indicativo definito dal docente in udienza ‘previa’ (…); e, d’altro canto, si prestano ad essere svolte in udienza orale (o in anticipo in alcuni casi) qualora la Camera chiamata all’udienza le ritenga opportune senza ulteriori indugi.”
Va notato che Ábalos, tra le altre misure, ha chiesto ai Trasporti di certificare i “folio” che ha utilizzato e le maschere in eccesso che aveva per escludere la sua menzione di denaro; comunicare a “terzi non collegati” se consente l’accesso alle strutture in cui sono detenuti e fornire “tutti i certificati di entrata, uscita e controllo” delle attrezzature mediche.
La Corte Suprema ritiene che l’intenzione di Ábalos fosse “prolungare la fase investigativa per prolungare il procedimento penale per vari motivi”; Tra queste, si legge, “predomina” la richiesta di un nuovo processo.
Per lui è una “sciocchezza” avanzare alcune richieste al Congresso
Nell’ambito della decisione, la Camera d’appello respinge anche l’affermazione di Koldo secondo cui egli sarebbe stato indagato due volte dalla Corte Suprema e dalla Corte Nazionale per gli stessi fatti e che ciò costituirebbe una violazione del principio “non bis in idem”.
I giudici hanno spiegato che i fatti dell’accusa perseguiti nell’atto dell’Alta Corte erano “ben definiti” e che se ci fosse qualche duplicità oggettiva o soggettiva, “sarebbe (meno sviluppata) nell’altro caso in cui dovrebbero essere presi accordi adeguati per escludere questa parte dall’indagine aperta in relazione a tali fatti”.
La Corte sottolinea poi che l’esistenza di fatti “più o meno collegati” ma attribuiti ad altri soggetti “non costituisce ostacolo al monitoraggio del procedimento penale in questa Camera”. “Il fatto che ci siano altre indagini in corso riguardanti l’approvvigionamento di forniture mediche da parte di varie amministrazioni non pregiudica la giurisdizione determinata in questo caso a causa delle capacità di uno degli indagati.” ripeté.
Inoltre, in risposta alle lamentele di Koldo sulla gestione della richiesta al Congresso da parte della Corte Suprema, la corte ha risposto che sarebbe “assurdo” pensare che sarebbe necessario chiedere il permesso alle Cortes quando si presentasse una nuova questione che potrebbe portare a un altro impeachment.
“Non è necessario consentire ogni atto o ogni nuova accusa ragionevolmente inclusa nel mandato originale, la cui base non è stata distorta”, hanno scritto i giudici. insiste.
Rischiano fino a 30 anni di carcere
Il giudice istruttore ha accettato di procedere, considerando che Ábalos, Koldo e l’imprenditore Víctor de Aldama erano “di concerto” per beneficiare economicamente dello status e dell’“influenza” del ministro “dall’aggiudicazione di appalti realizzabili nel campo della Pubblica Amministrazione, e anche per sfruttare a proprio vantaggio economico qualsiasi opportunità che si presentasse loro per farlo, utilizzando detta preziosa influenza”.
Puente ha compiuto questo passo dopo aver deciso lo scorso settembre di dividere il caso, lasciando le indagini sui contratti di mascherine nella sezione principale e dedicando una sezione separata alla presunta riscossione di tangenti in cambio di lavori pubblici.
L’accusa ha chiesto una pena detentiva di 24 anni per Ábalos, 19,5 anni per Koldo e 7 anni per Aldama. Le accuse popolari mosse dal PP chiedono una pena detentiva di 30 anni per l’ex ministro e il suo ex consigliere, e la stessa pena del Pubblico Ministero per l’imprenditore.
Prima del processo, sia la Procura che l’accusa popolare hanno chiesto al magistrato di acconsentire all’incarcerazione provvisoria di Ábalos e Koldo, considerato il rischio di fuga valutato a causa delle alte condanne richieste. L’istruttore è stato d’accordo con loro e il 28 novembre ha inviato i due al carcere di Soto del Real (Madrid).
