Martedì 3 febbraio 2026 – 10:52 WIB
VIVA – Le attività della flotta peschereccia a lungo raggio cinese nell’Oceano Indiano attirano sempre più l’attenzione internazionale. La flotta, ufficialmente etichettata come civile, è sospettata di lavorare in stretto coordinamento con lo stato e l’esercito cinese, sollevando preoccupazioni per la sicurezza marittima, le violazioni del diritto internazionale e i danni ambientali nella regione.
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Diversi rapporti indicano che la Cina sta espandendo le proprie attività di pesca nell’Oceano Indiano a causa delle pressioni sulla sicurezza alimentare e sull’economia interna. La flotta per la pesca in acque distanti (DWF), fortemente sovvenzionata, è considerata non solo un’attività economica ma anche parte di una strategia della zona grigia per espandere l’influenza marittima senza innescare un conflitto aperto.
La flotta DWF cinese è da tempo sotto i riflettori a causa delle accuse di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU), di violazioni dei diritti umani a bordo e di danni agli ecosistemi marini dovuti alla pesca eccessiva. Questa pratica è considerata contraria alle affermazioni di Pechino sulla gestione marittima responsabile.
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L’India è uno dei paesi più colpiti dalla crescente presenza di queste navi. Funzionari di Nuova Delhi valutano che la flotta peschereccia cinese viene generalmente utilizzata per la ricognizione, la logistica e altro supporto operativo nella regione strategica dell’Oceano Indiano. Questa attività è attentamente monitorata dalla Marina indiana, in particolare nella zona economica esclusiva (ZEE) e nella regione delle Isole Andamane-Nicobare.
Gli osservatori affermano che l’uso dei pescherecci come parte delle milizie marittime riflette la strategia di fusione civile-militare della Cina. In questo contesto, la Milizia marittima delle forze armate popolari (PAFMM) utilizza pescherecci civili per affermare rivendicazioni di sovranità, raccogliere informazioni e interrompere le attività di altri paesi mantenendo lo status civile per prevenire tensioni militari dirette.
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Il PAFMM opera sotto la doppia guida delle autorità civili e militari cinesi, con il supporto di formazione, sussidi e attrezzature tecnologiche come radar, comunicazioni satellitari e sistema di navigazione Beidou. Secondo quanto riferito, le navi sono in grado di coordinarsi con la Marina e la Guardia costiera cinese in vari scenari.
Modelli operativi simili sono stati precedentemente rilevati nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale; questi includono il dispiegamento di centinaia o migliaia di navi per creare barriere marittime e interrompere le pattuglie di altri paesi. Nel gennaio 2026, i rapporti affermavano che migliaia di pescherecci cinesi formavano una barriera marittima lunga centinaia di chilometri nel Mar Cinese Orientale, dimostrando un elevato livello di coordinamento.
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È stato riferito che l’attività della flotta cinese è aumentata nell’Oceano Indiano, nel Golfo del Bengala, nel Mar Arabico e nelle acque vicine all’India. Negli ultimi anni alcuni paesi dell’Africa orientale come Kenya, Madagascar, Mozambico, Sud Africa e Tanzania hanno subito perdite economiche significative a causa della pesca illegale di gamberi e tonno.















