Il ritorno della boxe dei pesi massimi ai vertici di questo sport ha riacceso il dibattito sul posto dei campioni moderni della divisione tra i giganti del passato, e ora lo stesso Oleksandr Usyk ha offerto la sua opinione.

Usyk, Tyson Fury, Anthony Joshua e Deontay Wilder hanno definito l’era tra loro, con Usyk che emerge come portabandiera mentre la boxe entra nel 2026.

Il modo in cui la storia li giudica diventerà chiaro solo con il tempo, ma secondo la stima di Usyk, né lui né i suoi contemporanei appartengono in alcun modo alla più grande conversazione di boxe dei pesi massimi di tutti i tempi.

Correio Esporte Boxe ha recentemente messo alla prova l’ucraino, chiedendogli di classificare una selezione di grandi dei pesi massimi – passati e presenti – in quattro livelli: GOAT, God, Great e Good.

Nonostante i suoi notevoli risultati sia nei pesi leggeri che nei pesi massimi, Usyk si è piazzato nella categoria Buono insieme a Joshua e Wilder. Un livello più in alto, in Great, ha selezionato il fenomeno degli anni ’80 Mike Tyson, l’ultimo campione indiscusso della Gran Bretagna Lennox Lewis, lo storico George Foreman e Tyson Fury, l’uomo che Usyk ha sconfitto due volte nel 2024.

La categoria Dio è rimasta vacante. Al vertice, però, non ci sono state esitazioni.

“CAPRA.”

Questo onore è andato a Muhammad Ali.

A più di sessant’anni dal suo primo trionfo mondiale, “The Greatest” rimane l’impresa più difficile da seguire e lo standard più difficile da rispettare, non solo nei pesi massimi, ma in tutto lo sport. La personalità, il carisma, l’umorismo, il talento donatogli da Dio e i risultati storici di Ali rimangono isolati, incomparabili e, per ora, intoccabili.

Tuttavia, Usyk (24-0, 15 KO) è più che semplicemente “buono”. Le sue vittorie su FuryJoshua e Daniel Dubois hanno presentato un peso massimo di rara raffinatezza: qualcuno che, come Ali, può boxare, piazzare trappole e muoversi a una velocità normalmente riservata agli uomini più piccoli.

Il fatto che condivida il compleanno di Ali – 17 gennaio – non fa che aggiungere una nota poetica a una carriera che, sebbene umile nell’autovalutazione, è già profondamente scolpita nella storia dei pesi massimi.

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