Julio Cesar Chavez una volta era considerato il “più forte battitore” che avesse affrontato durante la sua straordinaria carriera di 115 incontri, ammettendo che anche un solo pugno lo avrebbe scosso.

Il messicano, ovviamente, non era un cliente intransigente, ottenendo 85 delle sue 107 vittorie professionistiche alla distanza prima di ritirarsi nel 2005.

Prima di subire la sua prima sconfitta contro Frankie Randall, un altro giocatore dalla mano pesante, nel 1994, Chávez è rimasto imbattuto per 90 incontri consecutivi diventando un campione del mondo in tre divisioni.

Con Randall che ha collezionato 42 interruzioni in 58 vittorie, molti sospetterebbero che fosse il pugile più potente che Chavez abbia mai incontrato.

Persino persone come Meldrick Taylor e Hector Camacho, due dei più noti avversari di Chávez, potevano generare un potere considerevole con i loro pugni feroci.

Secondo l’uomo stesso, però, in realtà è stato il pezzo forte portoricano Edwin Rosario a farlo sentire come se fosse stato colpito con una mazza.

I due si affrontarono nel 1987, quando Rosario era il campione mondiale in carica dei pesi leggeri WBA e Chavez era appena salito da 130 libbre.

Rosario aveva precedentemente detenuto il titolo WBC a 135 libbre e, nonostante le sconfitte subite contro Camacho e Jose Luis Ramirez, si assicurò anche vittorie significative su giocatori del calibro di Randall e Livingstone Bramble prima della resa dei conti con Chavez.

Parlando di a conferenza stampa nel 2016Chávez, che ha vinto l’incontro per interruzione all’undicesimo round, ha nominato Rosário il combattente più potente che abbia mai affrontato.

“Era il battitore più forte, lo giuro su Dio, di tutti i 115 dei miei incontri. Mi colpiva con un pugno e sembrava che mi stesse colpendo alla testa con una mazza.”

Rosario ha concluso la sua carriera con un formidabile record di 47-6 (40 KO) nel 1997 prima di perdere tragicamente la vita a soli 34 anni.

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