Lunedì il dollaro americano (USD) ha registrato un rally di quattro giorni contro lo yen giapponese, ritirandosi dal massimo degli ultimi 20 mesi lunedì sopra 160,00, un livello visto dalle autorità giapponesi come una linea nella sabbia.
Lunedì scorso, il principale diplomatico valutario giapponese, Atsushi Mimura, ha osservato una crescente attività speculativa sui mercati dei cambi e ha ribadito che Tokyo deve compiere “passi decisivi” se queste tendenze continuano. Mimura ha anche affermato che ulteriori svalutazioni valutarie potrebbero giustificare un rialzo dei tassi di interesse a breve termine, che fornirebbe ulteriore supporto allo JPY.
Tuttavia, i tentativi al ribasso del dollaro USA sono stati finora limitati poiché le preoccupazioni del mercato per una guerra prolungata in Medio Oriente continuano a spingere gli investitori verso il porto sicuro del dollaro USA.
Invadere l’isola di Kharg rimane un’opzione, afferma Trump
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a inviare messaggi contraddittori sull’Iran. In un’intervista al Financial Times, Trump ha ribadito che l’opzione di impadronirsi dell’isola iraniana di Kharg resta sul tavolo, dopo aver ribadito che ci sono colloqui diretti e indiretti con l’Iran e che le nuove autorità del paese sono “molto sensate”.
Nel frattempo il conflitto si allarga. L’emergere delle milizie Houthi appoggiate dall’Iran aggiunge un nuovo attore a una guerra già complessa che minaccia di chiudere lo stretto di Bab el-Mandeb, un altro collo di bottiglia per le forniture di petrolio saudita che farebbe aumentare ulteriormente i prezzi del greggio.
Sul fronte economico, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell interverrà più tardi lunedì in un panel presso l’Università di Harvard e potrebbe offrire ulteriori indizi sulla posizione della banca in mezzo ai crescenti rischi di stagflazione. In Giappone, l’indice avanzato dei prezzi al consumo di Tokyo (CPI), la produzione industriale e i dati al dettaglio attesi per l’inizio della sessione asiatica forniranno probabilmente uno scenario fondamentale per la coppia.
Domande frequenti sulla Banca del Giappone
La Banca del Giappone (BoJ) è la banca centrale giapponese che stabilisce la politica monetaria del paese. La sua missione è emettere banconote ed effettuare controlli monetari e monetari per garantire la stabilità dei prezzi, il che significa un obiettivo di inflazione di circa il 2%.
La Banca del Giappone ha introdotto una politica monetaria estremamente espansiva nel 2013 per stimolare l’economia e aumentare l’inflazione in un contesto di bassa inflazione. La politica della banca si basa sull’allentamento quantitativo e qualitativo (QQE), ovvero sulla stampa di banconote per acquistare attività come obbligazioni governative o societarie per fornire liquidità. Nel 2016, la banca ha raddoppiato la sua strategia e allentato ulteriormente le sue politiche, introducendo prima tassi di interesse negativi e poi controllando direttamente il rendimento dei suoi titoli di stato a 10 anni. Nel marzo 2024, la BoJ ha alzato i tassi di interesse, invertendo di fatto la sua politica monetaria estremamente accomodante.
Le massicce misure di stimolo della banca hanno portato ad una svalutazione dello yen rispetto ai suoi principali partner valutari. Questo processo si è intensificato nel 2022 e nel 2023 a causa della crescente divergenza politica tra la Banca del Giappone e le altre principali banche centrali, che hanno optato per un forte aumento dei tassi di interesse per combattere decenni di inflazione. Le politiche della BoJ hanno portato ad un ampliamento del differenziale con le altre valute e hanno depresso il valore dello yen. Questa tendenza è stata parzialmente invertita nel 2024, quando la BoJ ha deciso di abbandonare la sua posizione politica ultra-espansiva.
L’indebolimento dello yen e l’aumento dei prezzi globali dell’energia hanno portato ad un aumento dell’inflazione giapponese, che ha superato l’obiettivo del 2% della BoJ. A questo movimento ha contribuito anche la prospettiva di un aumento dei salari nel paese, un fattore chiave per l’inflazione.














