Il petrolio statunitense West Texas Intermediate (WTI) viene scambiato a 58,90 dollari al momento in cui scriviamo giovedì, in calo dello 0,80% sulla giornata e estendendo il suo calo per il terzo giorno consecutivo. Il calo arriva nel contesto di un’ondata di avversione al rischio che investe i mercati globali, con le azioni statunitensi in calo e il sentiment degli investitori che diventa più cauto.
L’ultimo rapporto della Energy Information Administration (EIA), pubblicato mercoledì, ha mostrato un aumento inaspettato delle scorte di petrolio greggio degli Stati Uniti, in aumento di 5,2 milioni di barili nella settimana terminata il 31 ottobre, superando di gran lunga le aspettative per un aumento di 1,8 milioni di barili. I dati hanno rafforzato le preoccupazioni sul fatto che l’offerta rimane abbondante anche se la domanda globale continua a mostrare segni di debolezza.
Allo stesso tempo, i dati macroeconomici delle principali economie rimangono fragili. L’indice dei responsabili degli acquisti manifatturieri (PMI) dell’Institute for Supply Management (ISM) negli Stati Uniti ha continuato a contrarsi a 48,7, mentre il PMI manifatturiero ufficiale cinese è sceso a 49, indicando un calo dell’attività industriale. Nella zona euro, l’indice HCOB dei responsabili degli acquisti manifatturieri è salito leggermente a 50, ma suggerisce ancora una domanda debole.
Nel frattempo, i rischi geopolitici continuano a ribollire. Secondo Reuters, la raffineria di petrolio russa di Volgograd, gestita da Lukoil, ha sospeso le operazioni dopo essere stata attaccata dai droni ucraini. L’attacco ha danneggiato l’unità di lavorazione primaria dell’impianto, che rappresenta circa un quinto della sua capacità. Sebbene l’incidente evidenzi i rischi attuali per le infrastrutture energetiche della regione, non ha ancora causato un’interruzione significativa delle esportazioni di greggio russo, che secondo Commerzbank rimangono robuste a circa 3,56 milioni di barili al giorno.
In aggiunta al tono pessimistico, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio e i suoi alleati (OPEC+) hanno recentemente annunciato un modesto aumento della produzione di 137.000 barili al giorno a dicembre, segnalando al contempo una pausa su ulteriori aumenti nel primo trimestre del 2026 per evitare un possibile eccesso di offerta. Gli analisti di ING notano che il mercato dovrebbe raggiungere un “picco di surplus” all’inizio del prossimo anno, mantenendo la pressione sui prezzi nonostante le incertezze sull’offerta legate alle sanzioni e alle tensioni regionali.
In questo contesto, secondo l’EIA, le aspettative di una crescita globale più lenta abbinata a livelli elevati di produzione statunitense vicini ai massimi record di 13,65 milioni di barili al giorno stanno pesando sul WTI. A meno che la propensione al rischio non si stabilizzi o non si verifichino significative interruzioni dell’offerta, i prezzi del petrolio potrebbero rimanere sotto pressione nel breve termine.
Analisi tecnica WTI: il petrolio greggio scende sotto i 59,50 dollari, segnalando un rinnovato slancio ribassista
Il petrolio greggio West Texas Intermediate (WTI) esce dalla sua zona di consolidamento al ribasso e scivola sotto i 59,50 dollari, confermando un orientamento ribassista a breve termine. Mentre il prezzo estende il suo calo al di sotto del livello psicologico di $ 59,00, la pressione di vendita si sta intensificando e potrebbe aprire la strada a un movimento verso il minimo del 20 ottobre a $ 55,97.
D’altro canto, sarebbe necessaria una ripresa sostenuta sopra i 59,50 dollari per alleviare la pressione ribassista e aprire le porte a una ripresa verso il limite superiore del range precedente, vicino ai 61,30 dollari.















